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Tappa

150

Passo dei Due Santi - Passo della Cisa

Lunghezza
24.7
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
720
m
-
1076
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
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Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Questa tappa è stata documentata grazie al contributo di Marco Furlanetto.

La prima tappa della Grande Escursione Appenninica è molto lunga ma comoda, priva di difficoltà, con una sola vera salita lungo i versanti meridionali del Monte Molinatico.

Emozionante l’arrivo allo storico Passo della Cisa, teatro di indimenticate sfide ciclistiche.

Note particolari

Unico punto d’acqua al Passo del Brattello (c’è un piccolo bar).

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
culturale
RAGGIUNGIBILITà
culturale
PERCORSO

Partiamo dal Passo dei Due Santi lungo il sentiero 00 (che coincide Sentiero Europeo E1 e con la Grande Escursione Appenninica), molto largo e comodo. Prendiamo quota (100 m D+ circa) nel bosco, guadagnando la sommità boschiva del Monte Cucherna (1.514 m), da cui iniziamo una lunga discesa, pur con diversi saliscendi. Ci inoltriamo sul versante nord della dorsale, camminando lungo il confine regionale, con alcuni begli scorci sulla Val Tarodine. Sempre sul comodo sentiero 00, superiamo il Passo del Borgallo e saliamo appena, a circumnavigare da nord la testa del Monte Cucco, per poi scendere dolcemente, nella fitta faggeta, fino al Passo del Brattello (950 m).

Attacchiamo la salita (500 m D+ circa) sullo 00, sempre molto largo e comodo. Dopo una prima parte decisa verso la sella a est del Monte Croce di Ferro, risaliamo sull’ampia e dolce dorsale, senza prendere i sentieri che scendono sui due versanti. Passato il Monte Borraccia, la dorsale si apre e scorgiamo Pontremoli e la Val di Magra. Proseguiamo sulla cresta del Monte Ferdana, per poi percorrere a mezzacosta, nell’ultimo tratto di salita, il versante meridionale del Monte Molinatico.
Iniziamo quindi a perdere quota, rientriamo nel bosco e percorriamo un tratto in piano prima di scendere, dolcemente e senza strappi, al Passo della Cisa, facendo visita al bel Santuario della Madonna della Guardia (“patrona degli sportivi di tutto il mondo”), con la sua bella scalinata e i cimeli sportivi custoditi al suo interno. Dallo storico valico, dove incrociamo la Magna Via Francigena, ci tocca camminare ancora una mezz'oretta per trovare da dormire.

COSA SAPERE

Il Passo della Cisa ha storicamente avuto molta importanza, e per la posizione e per il fatto di essere uno dei pochi valichi appenninici che rimanevano aperti e agibili anche in inverno.

Oggi non ha più un’importanza strategica di un tempo, a ragione del tunnel autostradale che vi passa sotto; tuttavia, per la sua magnifica panoramicità sui crinali parmensi, è estremamente frequentato da ciclisti e motociclisti.

Inoltre, il passo è strettamente legato alla Via Francigena, fin dal 718 d.C.: da allora, i pellegrini provenienti da tutta Europa lo risalgono a passo lento, diretti verso Roma. In passato, i fedeli potevano alloggiare e rifocillarsi nell’antico Ospizio di Santa Maria, poco prima del duro valico, costruito appositamente a questo scopo.


COSA VEDERE

Il Santuario della Madonna della Guardia è stato costruito sul Passo della Cisa nel 1921.

L’edificio, costruito in stile romanico, interamente in pietra, contiene una statua bronzea della Madonna (opera dello scultore Enrico Albericci), oggetto di culto da parte di moltissimi fedeli.

Nel 1965 la Madonna della Guardia è stata proclamata “patrona di tutti gli sportivi”: per questa ragione, all’interno del santuario mariano si trovano numerose maglie donate da grandi campioni dello sport, dal ciclismo al calcio, in segno di riconoscenza per la propria carriera.

Il primo fu il ciclista Vittorio Adorni, che donò la sua maglia rosa da vincitore del Giro d'Italia come voto alla Madonna: la strada per la Cisa rappresentava il suo campo d’allenamento.

COSA MaNGIARE

I testaroli sono un semplice piatto contadino tipico della Lunigiana, dalle origine antichissime (probabilmente erano presenti già nell’antica Roma): un antesignano della pastasciutta.

Si tratta di una sorta di crespella fatta con un impasto di acqua e farina che viene cotto in contenitori di ghisa chiamati “testi” (da cui testaroli). Dopo la cottura, la pasta viene tagliata a rombi e condita tradizionalmente con olio, basilico e formaggio; ma è diffusa anche la ricetta con il pesto.
Oggi i testaroli sono tutelati grazie al Presidio Slow Food e rappresentano uno dei vanti del

paese di Pontremoli, dove ogni anno si svolge il Testarolo Pride, un festival interamente dedicato alla pasta, cui aderiscono diversi ristoranti presentando tante varianti del piatto.

DOVE DORMIRE

Ostello della Cisa, a mezz'ora dal passo, sul versante emiliano (direzione nord). Tel. 0525 629072

Locanda degli Aceri, a mezz'ora dal passo, sul versante toscano (direzione sud). Tel. 0187 836421

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è Patigno, partendo dalla cittadina di Pontremoli.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

La località raggiungibile con il treno più vicina è Pontremoli, partendo dalla città di La Spezia o dalla città di Parma.

Qui il LINK per controllare gli orari.

“Giunti alla Cisa saliamo a recare omaggio alla Madonna della Guardia, la patrona degli sportivi”

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