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Tappa

261

Sicignano degli Alburni > Rif. Corcomone

Lunghezza
18.6
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1368
m
-
785
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
65544731
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Una tappa di buona lunghezza e importante dislivello positivo iniziale.

Risaliamo la bastionata dei Monti Alburni e giungiamo sulla cima del Monte Panormo (1.742), che ci dona una bellissima vista su tutto il gruppo.

Note particolari

La salita iniziale, pur lineare e priva di difficoltà tecniche, è piuttosto lunga e richiede una buona preparazione fisica.

La discesa iniziale dal Monte Panormo è piuttosto esposta e a tratti ripida (pur essendo il sentiero abbastanza largo): richiede passo fermo e assenza di vertigini.

Unico punto acqua a circa metà tappa (non sempre provvisto di acqua): portarne buona scorta.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Paesaggistico
RAGGIUNGIBILITà
Paesaggistico
PERCORSO

Lasciamo l'abitato di Sicignano degli Alburni e, abbandonato l'asfalto, attacchiamo presto la lunga salita (1.050 m D+ ca.) al Monte Panormo. Camminiamo su un largo sentiero gradinato: la pendenza è sempre decisa, ma mai eccessiva, e si cammina agevolmente all'ombra della faggeta. Dopo numerosi tornanti giungiamo a un'ampia sella, denominata Vuccolo dell'Arena, dove troviamo anche un paio di tavoli da pic-nic. Da qui il sentiero spiana per un poco, quindi riprende a salire dolcemente lungo il ciglione delle bastionate (senza mai essere esposto, siamo sempre all'interno del bosco); infine usciamo allo scoperto e affrontiamo una ripida rampa (la traccia sul terreno non è sempre chiarissima, ma la direzione è intuitiva) che ci conduce sulla cima del Monte Panormo (1.742 m), che ci regala una bellissima vista a 360°, in particolare sulle pareti verticali che costituiscono la bastionata degli Alburni.

Ripreso il cammino, iniziamo la lunga discesa (550 m D- ca.) verso la fine della tappa. Il tratto iniziale, ancora allo scoperto, è il più critico: camminiamo sul ciglio del burrone e, pur essendo il sentiero abbastanza largo, occorre avere passo fermo e totale assenza di vertigini. Proseguiamo su traccia un poco scomposta fino a rientrare nel bosco; la pendenza va man mano diminuendo e imbocchiamo una comoda sterrata (poco dopo, sulla destra, notiamo un grosso abbeveratoio con fontana in mezzo a un prato) su cui camminiamo a lungo e agevolmente, godendo di alcuni scorci memorabili - in particolare, a 2 km ca. dall'arrivo vale la pena effettuare una deviazione per il Monte Figliolo (1.337 m), affacciato su una guglia calcarea a dir poco spettacolare. Usciti allo scoperto in una prateria ondulata, con una leggera salitina raggiungiamo l'osservatorio astronomico di Casone Aresta.

Proseguiamo su ampi prati in dolce saliscendi, fino a rientrare nel bosco e, in leggerissima discesa su comoda sterrata, giungere al Varco dello Schiavo, dove svoltiamo a gomito verso destra. Continuiamo nel bosco e guadagniamo quota (100 m D+ ca.) fino al Rifugio Corcomone, fine di una bella tappa.


COSA SAPERE

La località di Casone Aresta fa parte del comune di Petina, borgo dalle antiche origini: si fanno risalire i primi insediamenti al periodo tra il IX e VIII secolo a.C..

Sono stati rinvenuti anche diversi resti del periodo romano: alcune ville ed una necropoli. Nell'VIII secolo d.C. le molte grotte della zona furono abitate dai monaci basiliani che diedero vita al complesso rupestre di Spirito Santo, caratterizzato dal fonte battesimale all'interno della grotta del Lauro, dedita al culto micaelico. Dalla grotta del Lauro parte un cunicolo che conduce direttamente al centro abitato di Petina.

Lo sviluppo del borgo che oggi conosciamo è iniziato dall'anno Mille, come testimoniano i documenti presenti nell'archivio della Badia di Cava.


L'arrivo della tappa corrisponde all'Osservatorio Astronomico voluto dall'Università di Napoli in collaborazione con il Parco Nazionale del Cilento, Vallo Diano e degli Alburni.

La struttura era un vecchio "casone" (da cui il nome della località) dove pastori e mandriani si riposavano. Situato a 1.169 metri d'altitudine, in un pianoro immerso tra i boschi, rappresenta un punto di vista privilegiato per scrutare l'universo grazie alla cupola di 5 metri di diametro, al riflettore a specchio di ben 850 mm di diametro e a un sistema completamente computerizzato


COSA VEDERE

In località Costa Palomba, a circa 1.125 metri d'altezza, si trova scavata in un masso la figura della divinità pagana Antece risalente al V-IV secolo a.C..

L'effigie raffigura un guerriero che tiene in mano una lancia, vestito con una corta tunica. Poco distante, da un enorme masso è stata ricavata una vasca ellittica con uno canale di scolo, si crede sia stata una vasca sacrificale. Il luogo, ritenuto sacro per la presenza della statua e della vasca, prende il nome dalla fortezza del Castrum Palumbus costruita tra il IV e II secolo a.C. e ancora oggi sono visibili i resti delle mura di quello che era un perfetto punto di controllo di tutta la valle del Calore.  


Tra le numerose presenti nell'area degli Alburni, la grotta di Auletta-Pertosa è una delle più spettacolari.

E’ attraversata dal fiume sotterraneo Negro, unico esempio in Italia di fiume sotterraneo navigabile. La barca dal fondo piatto è trainata dalle guide attraverso un cavo aereo.

Altra caratteristica unica delle grotte di Auletta-Pertosa è la presenza di un villaggio palafitticolo risalente al II millennio a.C.. Le prime ricerche archeologiche furono avviate a fine XIX secolo. La grotta presenta differenti itinerari con diverse difficoltà.


COSA MaNGIARE

Tipico di queste zone è il caciocavallo impiccato, cotto appendendolo, tramite gancio, sopra alla brace ardente. La tecnica di impiccagione permette di regolare lo scioglimento del formaggio a pasta filata, che, tradizionalmente, viene fatto colare su delle fette di pane abbrustolite. Il caciocavallo impiccato era tradizionalmente utilizzato dai pastori lucani che durante le notti all'addiaccio usavano farlo sciogliere sul focolare del bivacco.


DOVE DORMIRE

Rifugio Corcomone, sotto il Timpone Soprano (non è sempre aperto, occorre chiamare per verificare la disponibilità). Tel. 339 286 9848


COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Salerno.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Per tutta la tappa ci accompagna un cane dal pelo fulvo, sbucato da chissà dove, evidentemente desideroso di godersi lo splendido panorama con noi”

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