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Tappa

209

Boiano > San Marco

Lunghezza
25.8
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
351
m
-
138
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

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54330728
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa lunga nel chilometraggio ma facile e praticamente priva di dislivelli.

Molto piacevole nei paesaggi di campagna; la giornata ci regala le sorgenti del Biferno, la percorrenza sul tratturo Pescasseroli-Candela e i resti archeologici di Altilia-Saepinum.

Note particolari

La prima parte (4 km circa) è su strada asfaltata, pur non troppo trafficata: prestare attenzione.

Segnaletica non sempre presente e/o chiara: bene monitorare la traccia GPS.

Nell'ultima parte alcuni tratti del percorso presentano vegetazione invasiva.

Bellezza
periodo
Tutto l'anno
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Paesaggistico
Culturale
RAGGIUNGIBILITà
Paesaggistico
Culturale
PERCORSO

Lasciamo Bojano su strada asfaltata in piano, giungendo poco dopo alle bellissime Sorgenti del Biferno. Prendiamo la strada sulla sinistra e, costeggiando la ferrovia, continuiamo su asfalto per alcuni km. Dopo esserci allontanati dalla ferrovia, seguiamo il tratturo sulla sinistra e proseguiamo nella stessa direzione (sud-est), superando diverse carrozzabili e strade asfaltate, senza però cambiare rotta. Talvolta si incontrano delle aree di sosta formate da un gazebo di legno coperto, tavolo e panche.

Ci riavviciniamo per poco alla ferrovia, quindi, lasciatacela alle spalle, proseguiamo fino a guadare il fiume Tammaro (guado semplice, su alcune pietre). Ancora un paio di km e giungiamo presso i resti archeologici di Altilia-Saepinum (un’antica città romana costruita sui resti di un centro sannita), preceduti dall'arco in pietra di Porta Bojano. Il luogo è bellissimo e vale la pena viverlo senza fretta (offre per altro acqua corrente e bagni).

Riprendiamo il largo tratturo fino a località Ponte di Tavole, da cui torniamo su strada asfaltata sterzando verso est; passato il ponte sulla statale, giriamo verso nord-est e iniziamo a camminare tra i campi su comoda carrozzabile. Attraversiamo la ferrovia e (subito dopo) nuovamente il Tammaro, poi passiamo brevemente su asfalto; quindi prendiamo un largo sentiero (non facilissimo da individuare: bene usare la traccia GPS) e affrontiamo l'unica piccola salita del giorno (200 m D+ circa), che sul finire presenta alcuni rovi da superare. Giungiamo infine nella frazione San Marco di Cercemaggiore.

COSA SAPERE

Cercemaggiore nacque intorno al IX secolo, durante la dominazione longobarda. Condividendo la sorte di altri borghi fortificati, fu distrutta dai Normanni e ricostruita più a valle. Il nome probabilmente deriva dal latino cercia, che indica l'albero di cerro che compare sullo stemma del comune.


COSA VEDERE

Uscendo dal centro del paese, seguendo via Turno, in località Pietrecadute si possono ammirare le limpide acque delle sorgenti del Biferno: il fiume più lungo tra quelli interamente molisani.


Nella contrada Convento si trova il quattrocentesco Santuario della Madonna della Libera, nato dopo il leggendario ritrovamento, da parte di un contadino, della miracolosa statua della Madonna. Singolare, della statua ritrovata, è la posizione delle mani in preghiera: non giunte ma elevate, secondo un modo di pregare molto frequente nell'ebraismo e nel cristianesimo dei primi secoli.


Lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, nella piana del Tammaro, sorgeva l'antica città romana di Saepinum, costruita sulle rovine di un insediamento sannita (Altilia).

L'odierna area archeologica è attraversata dal tratturo lungo il decumano della città. Fu proprio questa via di transumanza, già usata in epoca antica, a dare il nome alla città: saepēs (“recinto”) stava ad indicare la presenza di recinti in cui stanziare le pecore durante il trasferimento del bestiame verso i più miti pascoli pugliesi.

La città, fiorente già all'epoca sannita grazie alla pastorizia e all'agricoltura, era un importantissimo crocevia di commerci, punto di collegamento tra la Campania e la Daunia. Dal V secolo in poi la città fu via via abbandonata preferendo i vicini colli (dove tutt’oggi è situata Sepino), più facilmente difendibili dalle invasioni bulgare, arabe e normanne.  


Fin dal Rinascimento gli storici mostrarono interesse per l’antica Altilia-Saepinum, ma fu grazie a una pubblicazione di Theodor Mommsen, grande professore tedesco di Storia Romana (visitò il sito nel 1845), che i primi scavi ebbero inizio. I lavori proseguirono in maniera discontinua; solo nel secondo dopoguerra presero il via operazioni di scavo sistematiche.

Oggi il sito archeologico è ben tenuto e costituisce un bellissimo esempio di città romana del periodo imperiale. Si possono vedere le rovine delle mura con il sistema di torri, le terme, il foro, la basilica e l’anfiteatro - costruito vicino alle mura perché vi si potesse accedere direttamente dalle campagne, poteva ospitare fino a 3.000 persone!

COSA MaNGIARE

La ciambotta è uno stufato di verdure: classico piatto del Sud-Italia, ha mille varianti regionali. Solitamente composto di patate, melanzane, peperoni e cipolla, è ottima la versione con la salsiccia conservata nella sugna (il grasso di maiale).


Caratteristica della zona è la mollica di San Giuseppe, un insaporitore che mischia al pane grattugiato frutta secca (noci, mandorle, etc.), uva passa, sale, peperone macinato, prezzemolo, alloro e buccia d'arancia tritata. Un ingrediente prezioso per arricchire molti piatti.


DOVE DORMIRE

Ristorante Albergo il Cacciatore, in frazione San Marco di Cercemaggiore. Tel. 0874 799694

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus partendo dalla città di Campobasso.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“In una giornata di sole lungo il tratturo Pescasseroli-Candela ci godiamo il pranzo tra le meravigliose rovine di Altilia”

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Scritto da Yuri e corredato dalle foto di Sara e dalle mappe di Montura, è insieme un racconto e un atlante sparso e ispirazionale delle Terre Alte, tratto dall'esperienza in spedizione: una miscellanea di aneddoti, sapori, incontri e sensazioni... un motivo in più per fare lo zaino!

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