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Tappa

173

Cantiano - Fonte Avellana

Lunghezza
13.0
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1171
m
-
839
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
50388652
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Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza, ma impegnativa nei dislivelli, con una salita importante alla spalla settentrionale del Monte Catria.

Di assoluto valore paesaggistico e culturale, offre paesaggi sconfinati e l’atmosfera mistica del Monastero di Fonte Avellana: una perla dell’Appennino marchigiano.

Note particolari

La salita da Chiaserna a Bocca della Valle presenta dei tratti piuttosto ripidi: serve un buon allenamento.

Nella discesa verso Fonte Avellana si affronta un lungo tratto complicato: il fondo è molto scivoloso per via della combinazione tra fango e foglie e il tracciato è talvolta molto stretto ed esposto. Si cammina accanto a un tubo dell'acqua semi-interrato e occorre prestare attenzione a non inciampare.

La segnaletica non è sempre presente, bene tenere d’occhio la traccia GPS.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
culturale
RAGGIUNGIBILITà
culturale
PERCORSO

Imbocchiamo un sentiero che va prendendo quota (100 m D+); quindi, sulla strada bianca in dolce saliscendi, proseguiamo (la segnaletica è scarsa) fino alla frazione di Fossato, da dove su strada asfaltata arriviamo in breve a Chiaserna.

Attacchiamo quindi la lunga salita (900 m D+) verso la grande sella tra il Monte Acuto e il Monte Catria. Il sentiero sale subito deciso nel bosco e va a tagliare i tornanti della grande strada bianca; diversi passaggi sono piuttosto ripidi. Arrivati a Bocca della Valle (1.159 m), inizia un lungo traverso in leggero saliscendi con cui andiamo a tagliare il versante sud-est del Monte Acuto. Alternando tratti panoramici a rigogliose faggete, arriviamo al bivacco Capanna dei Porci (1.286 m). Poco dopo incontriamo la Fonte del Faggio, dove facciamo scorta d’acqua in vista dell’ultima parte di salita.

Torniamo a prendere quota verso il valico (la traccia non è chiarissima), fino a che giungiamo al monumento della Madonna degli Scout e la vista si apre sul versante adriatico: dal Conero a San Marino, dalle Gole del Furlo a Fano… sopra di noi, incombe l’imponente mole del Monte Catria, sormontato da una gigantesca croce di acciaio. Proseguiamo e saliamo ancora un poco, tagliando i tornanti della strada bianca; i più energici possono raggiungere (200 m D+) la vetta del Monte Catria (1.701 m) approfittando del largo sentiero che parte dal vicino Rifugio della Vernosa.

Continuiamo sulla comoda strada bianca in piano, portandoci sul versante settentrionale del Catria; quindi, abbandoniamo la carrareccia e pieghiamo a sinistra: inizia la discesa (750 m D-). Scendendo rapidamente tra i prati, giungiamo poco sotto a un punto panoramico: ammiriamo a sud-est il Monte della Strega (1.278 m) e, oltre, il Monte San Vicino (1.480 m); sotto di noi, il complesso del Monastero di Fonte Avellana, immerso tra i boschi variopinti. Riprendiamo la marcia sulla traccia in traverso, per portarci ai piedi della severa Rocca Baiarda. La progressione non è banale, alcuni tratti sono un po’ franati e il tracciato, spesso molto stretto, è leggermente esposto. Rientriamo stabilmente nel bosco e percorriamo in discesa la dorsale verso l’ampio valico de La Forchetta (781 m), da cui un sentiero ci porta velocemente al Monastero di Fonte Avellana.


COSA SAPERE

Il Monastero di Fonte Avellana risale alla fine del X secolo e la sua storia (e dei monaci che ne hanno edificato le prime celle) è stata influenzata da San Romualdo, fondatore dell’Eremo di Camaldoli, che viveva in quei luoghi. Il monastero divenne presto un grosso punto di riferimento religioso e sociale e, secondo la tradizione, furono ben 76 i beati e i santi che vissero tra le sue mura. Anche Dante lo cita, dedicandogli due terzine nel XXI Canto del Paradiso e pare ne sia anche stato ospite.

Nonostante la decadenza della vita monastica nel corso dei secoli e alla soppressione napoleonica (quando molti dei suoi beni e dei suoi libri vennero confiscati e nazionalizzati), il monastero è riuscito a mantenere la bellezza antica degli edifici ed è oggi tornato a essere un luogo di continuo pellegrinaggio.

COSA VEDERE

All'interno del monastero è presente lo scriptorium San Pier Damiani, uno dei pochi in Europa rimasti intatti nei secoli.

E’ il luogo dove i monaci amanuensi trascrivevano i codici e venne costruito secondo le regole della misura aurea, la “divina proporzione”: tale struttura conferisce allo scriptorium una combinazione di armonia architettonica, luminosità e un’ottima acustica.

Come tanti monasteri, anche Fonte Avellana vanta un’importante biblioteca, fatta allestire dall’abate nel 1773.

Tuttavia i suoi scaffali rimasero vuoti due volte, a causa della soppressione napoleonica del 1811 e di quella del Regno d’Italia nel 1866. Alla fine tuttavia i libri furono riconsegnati e oggi sono circa 20.000, il volume più antico è del 1470 (si consideri che l’invenzione della stampa è del 1455).


COSA MaNGIARE

Appena arrivati, vale la pena far visita al bar di fronte all’ingresso del monastero: vende diverse birre artigianali a km 0.


La cucina del refettorio di Fonte Avellana è squisita. Consigliatissima la polenta alla carbonara, molto cremosa (viene fatta cuocere a lungo, come da tradizione marchigiana) e servita con un saporito sugo di salsiccia, pancetta e pecorino.

Per digerire è ottimo il liquore al cioccolato prodotto dai monaci stessi, l’optimus.

DOVE DORMIRE

Bivacco Capanna dei Porci, presso la Fonte del Faggio; 4 letti, camino e... tanti libri! Sempre aperto.


Monastero di Fonte Avellana, alle pendici nord-est del Monte Catria. Tel. 0721.730.261

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla cittadina di Fano con cambio a Calmazzo e Cagli.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“A Chiaserna incontriamo Andrea il maniscalco, che ci mostra come fare la pedicure a un cavallo”

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