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Tappa

308

Novara di Sicilia > Mojo Alcantara

Lunghezza
27.7
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1088
m
-
1152
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66401614
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa impegnativa per lunghezza (dislivello medio), con una prima parte molto ostica a causa delle cattive condizioni del tracciato, ma che regala momenti di grande bellezza all'interno del Bosco di Malabotta (coi suoi "patriarchi", alberi secolari).

Arriviamo ai piedi dell'Etna, il grande vulcano, nella valle dell'Alcantara.

Note particolari

La prima parte del percorso (nell'area di San Basilio) è malamente percorribile; il sentiero è molto sconnesso, poco curato e infestato da piante.

La segnaletica, specie nella prima parte, è sporadica e imprecisa: bene monitorare la traccia GPS.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo il centro di Novara di Sicilia su strada, dirigendoci verso il cimitero; superatolo, dopo un tornante prendiamo la strada sulla sinistra, quindi il sentiero sulla destra. Dopo qualche centinaio di metri dobbiamo attraversare una vigna privata (superando un cancello), tratto molto complesso che dobbiamo affrontare a vista (la segnaletica è molto confusa) per ritornare infine su strada asfaltata.

Rimaniamo su strada fino al lungo ponte sul torrente Novara; poco dopo, in prossimità del bivio stradale, prendiamo il sentiero sulla sinistra e iniziamo così la salita (600 m D+ ca.). Il primo tratto è abbastanza deciso, con il tracciato che va facendosi via via più malandato, specie nei passaggi che tagliano i tornanti delle vie di San Basilio. Infine giungiamo sulla carrozzabile lungo la dorsale, molto agibile. Dopo alcuni chilometri in dolce saliscendi, alternando tratti di bosco ad altri molto aerei (con bella vista su Rocca Novara), circumnavighiamo da nord Monte Cerreto e, superato un sottopassaggio di cemento, curviamo a sinistra, entrando nel Bosco di Malabotta, coi suoi magnifici alberi secolari (i "patriarchi", cerri e roverelle), rimanendo sempre su comoda carrozzabile.

Proseguiamo verso sud e, dopo Pizzo Palo, iniziamo la lenta discesa (700 m D- ca.) verso Mojo Alcantara, con l'Etna in fronte a noi, avvolti dalla macchia mediterranea, ginestre selvatiche (dette "scannabecchi", per via delle lunghe spine che a volte bucano le gole dei capri golosi), origano... infine, dopo averlo attraversato, giungiamo a costeggiare dall'alto il Torrente Ruggirotto, con le sue cascate (se siamo attenti, scorgiamo anche un vecchio ponte romano). Giunti al cimitero del Malvagna, torniamo su strada asfaltata; attraversiamo il paesino, quindi costeggiamo il Monte Mojo (629 m, cratere più basso dell'Etna) e, lungo una strada di campagna, giungiamo a Mojo Alcantara, non troppo distante dalle stupende gole omonime.

COSA SAPERE

La Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta è un'area protetta di 3.000 ettari che si estende su cinque comuni. Il nome, pare, deriva dal fatto che un barone locale lo perse d’azzardo a baccarat.

Istituita nel 1997, racchiude uno dei boschi più antichi della Sicilia, in cui si possono ammirare le querce secolari con oltre due metri di diametro, chiamate “patriarchi” La sua estensione altimetrica, si passa da 700 a 1300 metri, permette un'eccezionale diversità ambientale.

Il centro abitato di Mojo Alcantara deve il suo nome al Monte Mojo, un cono vulcanico alto 709 metri e con un diametro di 700 metri. La sua base è al di fuori dell’edificio vulcanico etneo: non ne condivide il condotto, ma soltanto il bacino del magma.

Alcuni studiosi del XVIII secolo ritenevano che un’eruzione del Monte Mojo avesse originato le lave delle gole dell'Alcantara, allungandosi fino al mare e creando l'attuale Capo Schisò, dove i greci fondarono la colonia di Naxos. Studi successivi hanno dimostrato che le eruzioni del monte Mojo hanno storicamente prodotto non lava ma ingenti quantità di materiale piroclastico, pertanto le lave dell’Alcantara sono il risultato di eruzioni di altri centri eruttivi.

Pare che la denominazione “Mojo” sia legata alla parola araba moiah, che fa riferimento alle  acque limpide e abbondanti dell'Alcantara.

COSA VEDERE

Importante attrattiva del territorio è il Parco Fluviale dell'Alcantara.

Il fiume, tra i più importanti dell'isola, nasce sui monti Nebrodi nei pressi di Floresta e sfocia nella zona di Capo Schisò. Lo scorrimento delle acque ha modellato le colate laviche dando vita alle straordinarie Gole dell'Alcantara, caratterizzate dalle conformazione prismatiche pentagonali ed esagonali. Le pareti di roccia basaltica si presentano con le più disparate disposizioni: a “canne d'organo” (quelle più regolari), a “catasta di legna” (disposte orizzontalmente), ad “arpa” (leggermente arcuate) e a “rosetta” (andamento radiale).

Le gole si sviluppano in un lungo canyon naturale alto fino a 25 metri e largo soltanto due metri nel punto più stretto. La parte più suggestiva è sicuramente quella in località Fondaco Motta.

Il nome del fiume viene dal termine al qantarah, ovvero “arco o ponte” - in riferimento alla presenza di un ponte romano. La valle dell'Alcantara è abitata già dalla tarda Età del Rame e nel periodo medioevale aveva una posizione strategica, mettendo in collegamento Messina e Palermo.

COSA MaNGIARE

Le fertili terre vulcaniche sono state da sempre luogo di coltivazione della vite: negli ultimi anni vi è esplosa l'agricoltura naturale.

I terreni lavici infatti permettono una coltivazione che ha bisogno di meno interventi da parte dell'uomo. Negli ultimi decenni la zona dell'Etna ha aumentato in maniera considerevole la presenza di vigneti e cantine e ha visto la nascita della DOC Etna - nelle varietà di rosso, rosato e bianco. I vitigni principali che vanno a costituire l'Etna DOC sono il Carricante, il Catarratto Bianco, la Minnella Bianca e il Trebbiano per i bianchi; tra i rossi, i protagonisti sono il Nerello Cappuccio e il Nerello Mascalese.

Dal colore violetto, il cavolfiore rosso di Mojo è uno dei prodotti autoctoni della zona.

Si tratta di una varietà locale dalla spiccata sapidità, favorita dall'escursione termica dell'area pedemontana. Altro prodotto tipico è la pesca di Mojo, frutto festeggiato nella Sagra delle Pesche e usato nelle più svariate preparazioni: gelati, torte, marmellate o semplicemente intinto nel vino.

Tra l'area della città di Messina e quella dei Giardini Naxos si produce il limone Interdonato, varietà ottenuta dall'innesto tra limone e cedro.

Il colonnello Giovanni Interdonato, nel 1860, diede video a questo ibrido divenuto una vera rarità e oggi protetto dal presidio Slow Food. Notevoli sono le sue proprietà organolettiche: il gusto dolce, dato dalla bassa acidità, lo rende ottimo da gustare anche nell'insalata.

DOVE DORMIRE

B&B L'Arco dei Sogni, a Malvagna. Tel. 331 367 0080

B&B Etna Monte Mojo, a Mojo Alcantara. Tel. 371 479 3471

B&B Antica Cisterna, a Mojo Alcantara (un poco fuori dal paese, sul versante occidentale del Monte Mojo). Tel. 340 326 2024

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Messina con cambio a Barcellona Pozzo di Gotto.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Da una curva sbuca un cavallo possente e in sella un uomo, il cappello a tesa larga e il volto incorniciato da una barba bianchissima: sembra Gandalf!”

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