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Tappa

330

Scopello > Macari

Lunghezza
12.9
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
747
m
-
774
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66402966
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza, buon dislivello e grandissimo fascino, nel cuore della rinomata Riserva dello Zingaro.

La combinazione tra le pareti di roccia e il paesaggio marino caratterizza tutta la tappa.

Note particolari

Il Sentiero delle Orchidee rappresenta una variazione al Sentiero Italia (che si mantiene basso fino alla salita per il Passo di Monte Lupo), preferita per la panoramicità del tratto, nonché la minor presenza di turisti.

L'ingresso alla Riserva dello Zingaro prevede l'acquisto di un biglietto d'entrata.

Bellezza
periodo
Tutto l'anno
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo Scopello e ci dirigiamo verso l'ingresso della Riserva dello Zingaro, percorrendo delle stradine asfaltate. Acquistato il biglietto, proseguiamo su largo sentiero a mezzacosta, in piano, fino a raggiungere il bivio che porta, sulla destra, a Cala Capreria (che ben merita una deviazione...) e, e sulla sinistra, al Sentiero delle Orchidee. Prendiamo a sinistra e iniziamo a salire (300 m D+ ca.), su sentiero ben tracciato, con pendenza decisa ma costante. Quindi, il sentiero diventa un saliscendi in traverso, con magnifici scorci sul mare sottostante. Proseguiamo così verso nord, superando alcune vecchie case della forestale; quindi, con una nuova salitina, raggiungiamo il vecchio abitato di Contrada Cusenza, le cui vecchie case sono state adibite (in parte) a bivacco per gli escursionisti; quest'incantevole borgata è il luogo ideale per fare uno spuntino, approfittando dell'ombra e della fontanella.

Di nuovo in cammino, ci immettiamo sula strada carrozzabile che sale al Passo del Lupo affrontiamo l'ultima porzione di salita (200 m D+ ca.). Giunti quasi in cima, prendiamo il sentiero verso sinistra rimanendo appena sotto il filo della dorsale, quindi svalichiamo in prossimità di un piccolo edificio della Forestale. Iniziamo perciò la lunga discesa (600 m D- ca.) verso Macari; il sentiero, piuttosto ripido, si snoda fra pareti verticali di roccia calcarea, mentre sotto di noi si va rivelando la bellissima costa verso San Vito Lo Capo: il paesaggio è stupendo. Infine torniamo su strada asfaltata (pur ancora ripida) per entrare nel piccolo paesino costiero: le calette ci aspettano.

COSA SAPERE

Macari è una frazione del comune di San Vito lo Capo che, oltre le acque cristalline della baia cui dà il nome, vanta una straordinaria vista sul Monte Cofano. La zona, già importante meta turistica, è divenuta rinomata grazie alla serie televisiva Rai Màkari, tratta dai romanzi di Gaetano Savatteri.

Il protagonista Saverio Lamanna, interpretato da Claudio Gioè, è un giornalista investigatore che tenta di risolvere sempre nuovi misteri del luogo - un personaggio analogo al più famoso commissario ideato da Camilleri.

San Vito Lo Capo è una località turistica sviluppatasi intorno ad un'antica fortezza saracena.

Nella cittadina si tengono numerosi eventi tra cui il San Vito Climbing Fest e il… Festival Internazionale dell'Aquilone: dal 23 al 29 maggio la spiaggia di San Vito lo Capo si riempie di aquilone colorati!

COSA VEDERE

Simbolo del territorio di Macari è la Tonnara del Secco, il cui nome fa riferimento ai bassi fondali. Realizzata nel XV secolo per volere di Ferdinando di Borbone, negli anni la struttura subì numerosi ingrandimenti, fino alla definitiva chiusura nel 1969. Al fianco dei ruderi della tonnara sono presenti impianti di lavorazione del pesce risalenti al IV secolo a. C.

In questo luogo sono state girate alcune scene della famosa fiction Il Commissario Montalbano e di altri film. Oggi la tonnara versa in stato di abbandono, in attesa di essere valorizzata.

Ai piedi del monte sorge invece la Tonnara di Monte Cofano, arricchita dalla presenza della Torre Tono. Attiva fino alla fine del XIX secolo, fu costruita all'inizio del Quattrocento. Dalla suggestiva forma quadrata stellare, fu utilizzata anche come fortezza.

Tra i simboli della cittadina di San Vito Lo Capo c'è sicuramente il faro.

E’ alto ben 43 metri e illumina per oltre venti miglia marine. Venne costruita nel XIX secolo e cominciò la sua attività, ininterrotta fino ad oggi, nel 1859.

Nel centro storico di San Vito Lo Capo si trova il santuario della cittadina, di epoca romano-bizzantina. Nel XVI secolo il santuario si trasformò in una chiesa-fortezza per proteggersi dagli attacchi dei pirati: la facciata è infatti caratterizzata, oltre che dal consueto rosone centrale, dalle feritoie.

Nelle cripta si trovano gli ambienti ipogei preesistenti. Numerosi fedeli arrivavano qui in pellegrinaggio: al luogo erano attribuiti numerosi miracoli. All'interno dell'edificio è presente il museo che custodisce il tesoro, costituito dalle argenterie, dalla statua lignea dell'Immacolata e dalla casula (veste liturgica) seicentesca di colore verde.

Lungo la strada che collega Macari a San Vito lo Capo è presente la Cappella di Santa Crescenzia, il luogo in cui si fermò la frana che risparmiò San Vito lo Capo e distrusse invece il villaggio di Conturrana - colpevole, narra la leggenda, di non aver accettato la predicazione del giovane Vito di convertirsi al cristianesimo.

Pare che Santa Crescenza non diede ascolto all'ordine divino di non voltarsi per non assistere al supremo castigo e rimase pietrificata dalla paura - da cui la tradizione di gettare le pietre dentro l'edicola, per superare le proprie paure.

Tra i più importanti siti archeologici siciliani c'è la grotta dell'Uzzo, in cui sono state rinvenute tracce della presenza dell'uomo risalenti a 10.000 anni fa. All'interno sono emersi i resti di numerosi animali tra cui rinoceronti, leoni e mammut, probabilmente cacciati dagli uomini che vivevano nella grotta. Tali resti si trovano oggi nel Museo archeologico regionale Antonio Salinas di Palermo.

Numerose sono le grotte presenti della zona, tra cui: la Grotta Mastro Peppe Siino (rifugio di molte famiglie durante la II Guerra Mondiale); la Grotta dei Cavalli (ricca di pitture rosse) e la Grotta dell'Isulidda, dove sono state rinvenute incisioni e disegni di cervi risalenti al Paleolitico superiore.

COSA MaNGIARE

Tipico piatto della tradizione trapanese è il cous cous di pesce: una vera esplosione di sapori, nato dalla tradizione delle famiglie di pescatori di rendere gustoso un piatto povero come il cous cous. La lavorazione della semola di grano per formare i piccoli chicchi è un vero e proprio rituale che si tramanda da generazioni.

Nel borgo di San Vito dal 1998 si tiene il Cous Cous Fest, una manifestazione che attraverso questo piatto tipico del Maghreb vuole rinsaldare la fratellanza dei diversi popoli mediterranei - ai tanti appuntamenti enogastronomici si aggiungono quelli musicali, che hanno visto la presenza di artisti italiani ed internazionali.

DOVE DORMIRE

Hotel Camere da Mariolina, a Macari. Tel. 0923 975171

Hotel Torre Salina, a Macari. Tel. 0923 975447

B&B Benvenuti al Sud, a Macari. Tel. 334 535 2020

El Bahira Camping Village, a 3 km ca. a nord di Macari, lungo la provinciale. Tel. 347 816 5661

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Trapani.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Entrando nella Riserva dello Zingaro non possiamo che dedicare un pensiero grato alle persone che si sono tanto spese per preservare questo angolo di paradiso”

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