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Tappa

335

Castiadas > Burcei

Lunghezza
27.6
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1559
m
-
1084
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66578047
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa molto lunga e intensa, con dislivello non indifferente e alcune difficoltà di orientamento.

La chicca del giorno è l'attraversamento dei Sette Fratelli, vere e proprie sculture di pietra.

Note particolari

La traccia sul terreno non è sempre presente e occorre aguzzare la vista per individuare i segnavia; bene tenere d'occhio la traccia GPS.

Unico punto acqua alla partenza; portarne buona scorta.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo l'ex carcere di Castiadas e imbocchiamo la strada sterrata che ne percorre i lati est e nord. Dopo 1 km la strada diventa sentiero, entriamo nel bosco e attraversiamo una bella area attrezzata (ove troviamo l'unica fontana di tutta la tappa); quindi iniziamo la prima salita del giorno (450 m D+ ca.), su traccia abbastanza evidente, nella fitta boscaglia. Dopo un breve tratto di saliscendi guadagniamo una mulattiera carrozzabile e la seguiamo su dorsale godendo di alcuni scorci panoramici sulle cime dei Sette Fratelli; tornati quindi su un sentierino non sempre facile da individuare, scendiamo (200 m D- ca.) fino a intercettare un piccolo ruscello che seguiamo verso destra.

Dopo poche centinaia di metri guadiamo il ruscello e torniamo a salire (400 m D+ ca.) nel fitto bosco; arriviamo su strada sterrata, la prendiamo brevemente verso sinistra, quindi ritorniamo su sentierino e affrontiamo un tratto abbastanza ripido, muovendoci a intuito; la vegetazione si dirada un poco e ci portiamo alla base dei Sette Fratelli. Con un ultimo strappo, ci immettiamo tra i picchi sassosi, una vera gioia per gli occhi, dove ognuno può indovinare mille forme, come con le nuvole. Il sentiero attraversa tutto il massiccio, passando tra le rocce levigate e molti spot panoramici; infine, superato l'ultimo di questi, prendiamo a scendere (550 m D- ca.) su ripido sentiero, sempre chiaro, che si immette poi (nei pressi dei ruderi di un vecchio convento) su una strada sterrata.

Giunti nel fondovalle, superiamo un piccolo torrente, quindi con leggero saliscendi giungiamo sulla strada, presso il Museo del Cervo Sardo. Prendiamo il sentiero e torniamo a salire (200 m D+ ca.): dopo una rampa iniziale, la pendenza diminuisce e tocchiamo in più momenti la strada asfaltata. Nei pressi di un tornante, il sentiero si allarga, scendiamo un poco (100 m D- ca.) per poi tornare a salire abbastanza agilmente, fino a raggiungere il centro di Burcei.

COSA SAPERE

Strumento tipico della Sardegna, in particolare del Sarrabus, è la launeddas.

Si tratta di un antichissimo strumento a fiato composto da tre canne di fiume, di diverse misure, che permettono di produrre una polifonia; ognuna delle tre canne svolge una funzione differente: la più lunga, in grado di produrre un'unica nota (la tonica su cui viene accordato lo strumento), è il basso che costituisce il bordone; la seconda canna è legata al basso e ha la funzione di accompagnamento; la terza canna, la più piccola, è staccata dalle altre e produce le note della melodia. Le ance, sempre realizzate con le canne di fiume raccolte nei giorni successivi ai pleniluni invernali, vengono fatte vibrare attraverso la tecnica della respirazione circolare.

Questo strumento, utilizzato in tutto il Mediterraneo, pare risalire addirittura a Pan, dio pastore del mondo greco; a Ittiri è stato rinvenuto un bronzetto nuragico raffigurante un suonatori di launeddas.

Tra i suonatori più celebri spicca Luigi Lai, che nel 2018 ha avviato il primo corso di launeddas al Conservatorio Statale Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari, e ha permesso anche al pubblico al di fuori della Sardegna di conoscere questo strumento partecipando a molti folk festival, grazie alla collaborazione con artisti del calibro di Angelo Branduardi, Paolo Fresu, Enrico Rava o Enzo Avitabile.

Tradizione della Sardegna meridionale è la cantada campidanese, un genere di poesia improvvisata che si esprime nelle forme metrico-musicali del versu, versione più semplice  usualmente accompagnata con la chitarra campidanese (chitarra classica su cui vengono montate corde di metallo, accordata con la quarta e quinta nota uguale), e del muttettu longu, caratterizzato da una struttura più complessa.

Il versu, chiamato anche su mutetu a duus peis, viene spesso praticato tra amici, magari attorno ad una tavola imbandita. Il muttetto longu è invece praticato dai cantadoris professionisti che si sfidano nelle occasioni formali, chiamati durante le festività religiose. Entrambe le forme ricordano le moderne sfide rap: i cantadoris mostrano infatti le loro abilità improvvisando su un tema, che viene introdotto in forma allegorica dal fundatori, il primo a cantare - e l’unico a conoscere il tema.

L'abilità del cantadoris sta nel capire il tema nascosto e rispondere continuando a tenere viva la tensione tra la forma allegorica e il tema nascosto, spesso portando avanti una tesi contrapposta. Durante il corso della cantada il tema si dipana e l'enigma si risolve a fine gara, mostrando una complessità di meccanismi e la presenza di un codice difficile da interpretare per chi non conosce quest'arte - per chi non conosce il sardo, è indispensabile un traduttore.

La cantada campidanese ha visto susseguirsi numerosi poeti che hanno riscosso grande successo; a Burcei il più noto è sicuramente Raffaele Urru. L'origine di quest'arte è pressoché sconosciuta: sono state trovate fonti risalenti al XVII secolo che riportano alcuni mutetus - segno di una presenza già consolidata.

La regione del Sarrabus si trova nel Sud-Est della Sardegna, un'area scarsamente popolata caratterizzata dall'abbondante presenza di fiumi, tra cui il Flumendosa - secondo fiume regionale.

I corsi fluviali hanno dato vita alle aree pianeggianti che si trovano lungo la costa, tra cui la fertile pianura alluvionale di Sa Forada. Si tratta di un'area geologica molto antica, risalente al Paleozoico, su cui si trovano numerose miniere, in particolare quelle d'argento, che hanno caratterizzato l'economia del territorio.

Il nominativo Sarrabus viene fatto derivare a Saeprus, nome con cui veniva chiamato il Flumendosa dai Romani.

Nella zona di Burcei, come in tutta la Sardegna, è possibile ammirare su pinnettu, un edificio che funge da ricovero per i pastori, con una base circolare costituita da pietre a secco e un tetto di forma conica realizzato con rami di alberi.

COSA VEDERE

Nel territorio comunale di Quartucciu è presente la Tomba dei Giganti di Is Concias.

Si tratta di un monumento funerario di origine nuragica che nel corso del tempo è stato considerato la tomba di creature giganti - da cui il nome. Quella di Is Concias sorge in località San Pietro Paradiso sul Monte Cresia, all'interno del parco dei Sette Fratelli, ed è caratterizzata dalla forma semicircolare, secondo alcuni come le corna di un toro, che fa da ampio ingresso al corpo rettangolare dove è presente una camera lunga circa otto metri. La tomba è costituita da enormi massi granitici. Si suppone che nei pressi della struttura si svolgessero riti legati alla fertilità.

Gli scavi archeologici iniziarono negli anni Sessanta, sotto la guida di Enrico Atzeni, e nel 1987 la tomba subì un restauro conservativo.

Nei pressi del centro abitato di Burcei c'è il nuraghe sa domu e d'orcu (la casa dell'orco) - nome che si ritrova in molti siti nuragici, forse a causa del Cristianesimo che volle tacciare come spaventosi i culti precristiani.

COSA MaNGIARE

Prodotto tipico del comune di Burcei è la ciliegia, tra le migliori della Sardegna, caratterizzata dal gusto eccellente e dalle buone dimensioni.

Durante le celebrazioni di Santa Barbara (primo sabato di giugno) si svolge in paese la Sagra della Ciliegia, dove oltre al frutto si possono assaggiare le confetture, le tisane, le grappe o il gelato. La ciliegia viene utilizzata anche per alcune preparazioni salate, una su tutte il coniglio alla cacciatora. Con i noccioli vengono realizzati cuscinetti che, una volta riscaldati, si usano per alleviare i dolori della cervicale.

DOVE DORMIRE

Non vi sono strutture ricettive a Burcei. Consigliamo pertanto di chiedere l’utilizzo della tenda o di verificare in loco la presenza di affittacamere e B&B.

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Cagliari.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Dopo una bellissima cena tra i pastori a base di ricottine squisite e launeddas, all'una di notte finiamo ad ascoltare la sfida della cantada campidanese tra il sindaco di Burcei e suo fratello”

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