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Tappa

224

Castel del Monte > Ruvo di Puglia

Lunghezza
23.5
Km
Difficoltà*
T
Dislivello*
+
149
m
-
284
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

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Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Una tappa di buona lunghezza ma dislivello praticamente nullo ci conduce attraverso il Parco delle Murge, lungo il tracciato dell’Acquedotto Pugliese.

La chicca del giorno è il bellissimo Ponte Canale.

Note particolari

Il tratto compreso tra Castel del Monte e il sentiero dell'Acquedotto Pugliese si svolge su traccia spesso appena visibile; vale però la pena affrontare questo tratto per passare a visitare il meraviglioso Castel del Monte.

Diversi tratti della tappa si sviluppano sulla proprietà privata dell'acquedotto; in alcuni tratti sono presenti dei cancelli aperti o facilmente aggirabili.

Segnaletica assente: bene tenere d'occhio la traccia GPS.

Punti acqua assenti: portare buona scorta.

Bellezza
periodo
Tutto l'anno
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Paesaggistico
Culturale
RAGGIUNGIBILITà
Paesaggistico
Culturale
PERCORSO

Lasciamo l'Agriturismo Sei Porte e prendiamo la strada verso destra; subito dopo ci immettiamo sulla carrareccia sulla sinistra e ci portiamo alle pendici della rocca su cui si erge Castel del Monte. Con una leggera salita giungiamo al castello, lo circumnavighiamo da est e scendiamo su un largo sentiero fino ad attraversare la statale e procedere verso nord-est tra muretti a secco e campi incolti; la traccia è poco visibile e occorre orientarsi a vista usando la traccia GPS, ma il passaggio è molto suggestivo.

Rientrati sul sentiero dell'Acquedotto Pugliese, procediamo in piano su carrareccia, fino a superare nuovamente una strada. Ci muoviamo spediti verso est, costeggiando alcuni boschetti e superando trasversalmente ancora un paio di strade. Infine ci addentriamo nel Bosco di Ruvo, dove prendiamo leggermente quota; superiamo il bellissimo Ponte Canale (sotto cui passa l'Acquedotto Pugliese) e, poco dopo, prendiamo a sinistra per arrivare in località Scoparella.


COSA SAPERE

Quella di Ruvo di Puglia è una storia antica, che, come per gli altri comuni pugliesi, ha origine dalle popolazioni che provenivano dalla sponda orientale dell'Adriatico. Nel caso di Ruvo si trattava dei Peucezi, che si unirono alle popolazioni già presenti nel territorio (è attestata la presenza dell'uomo fin dal VI millennio).

Ruvo fu un'importante polis della Magna Grecia: protetta da Atene, coniava moneta e commerciava con tutte le popolazioni italiche (perfino con i lontani Etruschi). La colonia greca era rinomata soprattutto per il commercio dell'olio e quello del vasellame - l'anfora è ancora il simbolo della città.


Dal XVI secolo la vita cittadina fu segnata dal dominio della famiglia Carafa, che si distinse per le angherie e i soprusi ai danni della popolazione locale (ne era esponente Fabrizio Carafa, ucciso dal principe di Venosa Carlo Gesualdo, per averne sedotto la moglie). Nei primi dell'Ottocento il magistrato Giovanni Jatta venne nominato avvocato della città e riuscì, dopo dieci anni, a vincere la causa nei confronti del sistema feudatario imposto dai Carafa; da allora, lo Jatta divenne uno dei personaggi più illustri di Ruvo di Puglia.

Il magistrato svolse un lungo lavoro di ricerca e di lotta politica che aveva lo scopo di mettere fine al sistema di usurpazione delle terre compiuto dai Carafa per ridare dignità alla popolazione contadina. La sua azione politica fu continuata dal nipote Antonio Jatta, politico del Regno d'Italia e stimato agronomo, che incentivò l'indipendenza dei piccoli coltivatori di mandorli, ulivi e vigneti, avviando iniziative di lotta all'usura. Politico sensibile alle cause agrarie e scienziato specializzato nello studio dei licheni, viene ancora oggi ricordato come uno dei fautori della nascita dell'Acquedotto Pugliese.


Il XIX secolo fu segnato dalla scoperta di numerosi reperti del passato peuceta, ellenico e romano della città. Ci fu una sorta di corsa all'oro nella ricerca dei manufatti che furono venduti ai migliori offerenti, tra cui il bellissimo affresco delle Danzatrici di Ruvo (ispirato al mito di Teseo), che fu rimosso dalle pareti e venduto al Reale Museo Borbonico di Napoli; ancora una volta, fu grazie a Giovanni Jatta e a suo figlio Giovannino che molti oggetti degli scavi sono ancora a Ruvo di Puglia.

Giovanni, in particolare, dette l'avvio a numerose campagne di scavo in cui furono trovate numerose monete.


COSA VEDERE

Nella frazione di Calentano c'è il santuario di Santa Maria di Calentano, realizzato nel 1174. A testimonianza della data è stato ritrovato l'atto di compravendita (che rivela peraltro come già allora l'area avesse una forte vocazione all'olivicoltura).

Per molto tempo si è pensato che il santuario fosse una domus dei crociati, tesi che ultimamente è stata screditata; un'altra leggenda vuole che San Francesco sia passato di qui durante il suo viaggio verso oriente.


Nel Palazzo Jatta è allestito, fin dalla prima metà dell'Ottocento, il Museo Archeologico Nazionale Jatta, voluto fortemente dall’omonimo magistrato.

In quel periodo vi era infatti un vivido fervore per la ricerca archeologica (dovuta alla scoperta di Ercolano e Pompei) e a Ruvo di Puglia emergevano sempre più necropoli e manufatti di ceramica. Fu così che Giovanni Jatta, nel 1809, cominciò a collezionare reperti del suo territorio, comprando anche i pezzi arrivati agli antiquari napoletani.

Una delle unicità di questo museo è che si è preservata la struttura museale ottocentesca, sia nella concezione sia nello stile: infatti, oltre ai reperti archeologici è possibile ammirare lo stile neoclassico delle stanze del palazzo. Tra le migliaia di reperti, il più significativo è probabilmente il vaso di Talos.

Per maggiori info su orari e biglietti, si veda il seguente LINK.


Il borgo di Ruvo di Puglia è ricco di chiese, il fiore all'occhiello delle quali è sicuramente la concattedrale, stupendo esempio di architettura romanica pugliese realizzata tra il XII e il XIII secolo.

La concattedrale è caratterizzata dalla facciata a capanna, ove spiccano il grande rosone a dodici colonnine e le tre navate d'ingresso. Le tre navate interne sono suddivise da due colonnati formati da colonne... tutte diverse! Dalla forma a croce latina, all'interno oggi si possono vedere le volte a crociera, riscoperte dopo il restauro (a metà Novecento) che ha eliminato le sovrapposizione di stile barocco, riportando la chiesa al suo antico aspetto.

Al fianco della concattedrale ci sono il campanile (in precedenza torre difensiva) e il palazzo vescovile; al di sotto della chiesa, nel 1974/75 furono scoperte tombe dei Peucezi, mosaici della domus romana e 2 tombe di età medievale, ricche di monili.


La Grotta di San Cleto è una vecchia cisterna romana situata nell'ipogeo della chiesa del Purgatorio. Questa cisterna, probabilmente costruita per la raccolta delle acque termali, è stata usata a lungo dai primi cristiani come luogo di ritrovo e di preghiera.

Leggenda vuole che qui San Cleto, il terzo papa della Chiesa, abbia fondato una comunità cristiana e ne sia stato il primo vescovo. La statua di San Cleto papa è scolpita sulla pietra di uno dei pilastri nell'ultima stanza della cisterna e su un muro campeggia la seguente scritta: «Non temete cittadini di Ruvo / sono Cleto primo vescovo / e terzo dopo san Pietro / che prega per voi».


COSA MaNGIARE

Al ristorante Mezza Pagnotta, i cui locali sono ricavati nelle mura aragonesi, è possibile degustare una cucina etnobotanica. Nei piatti protagoniste sono le erbe spontanee dell'Alta Murgia: a Ruvo è peraltro presente il Museo Erbario che racconta le numerose specie vegetali presenti nel territorio.


Tipico dell'Alta Murgia è il fungo cardoncello che comunemente cresce sotto le ferule; viene solitamente fritto in olio d'oliva, intero.

DOVE DORMIRE

Tenuta Tedone Consolini, in Contrada Lame (poco distante dal punto d'arrivo). Tel. 346 515 4493

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Bari.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Il paesaggio è sempre più contadino, ammansito dalla cura secolare dei contadini”

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Scritto da Yuri e corredato dalle foto di Sara e dalle mappe di Montura, è insieme un racconto e un atlante sparso e ispirazionale delle Terre Alte, tratto dall'esperienza in spedizione: una miscellanea di aneddoti, sapori, incontri e sensazioni... un motivo in più per fare lo zaino!

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