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Tappa

332

Custonaci > Erice

Lunghezza
16.8
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
770
m
-
240
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

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66403005
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza e dislivello concentrato interamente nell'ultima sezione.

Dopo una prima parte scorrevole ma piuttosto monotona, in riva al mare, saliamo al meraviglioso borgo di Erice - uno dei più suggestivi di tutta la Sicilia.

Note particolari
Bellezza
periodo
Tutto l'anno
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo Custonaci lungo la strada asfaltata e iniziamo la discesa (150 m D- ca.) verso la costa. Dalla strada asfaltata infiliamo un largo sentiero che va costeggiando una bella parete rossa, in direzione della piana attraversata la tappa precedente. Quindi ritorniamo su asfalto e, superata una spiaggetta sabbiosa, giungiamo sulla ciclabile costiera che seguiamo per diversi chilometri; il tratto è un po' monotono ma scorre in fretta (il mare non è paragonabile a quello della tappa precedente).

Giunti a Bonagia, seguiamo il sentierino lungo la costa e, superata una caletta con pontile (un buon punto per farci un tuffo), giungiamo nella piazzetta adiacente al vecchio castello; da lì, su asfalto, pieghiamo verso sud e ci dirigiamo alle pendici del monte di Erice. Abbandoniamo l'asfalto e, superando un cancello (con passaggio a lato), attacchiamo la lunga salita (700 m D+ ca.). Dopo uno strappo iniziale su sentierino, passiamo su strada sterrata e poco dopo passiamo un abbeveratoio per asini. La salita prosegue dolcemente, quindi in prossimità di un tornante della strada asfaltata che sale al paese ritorniamo su sentiero e prendiamo quota con stretti tornanti, fino a costeggiare la strada asfaltata e poco dopo attraversarla; perdiamo leggermente quota per poi tornare a salire su comodo e largo sentiero, appena sotto gli imponenti torrioni del castello di Erice.

Giungiamo infine all'estremità settentrionale del paesino, tutto da visitare: le sue vie, le sue viste (da ogni lato!) sono un autentico regalo per gli occhi.

COSA SAPERE

Erice sorge alla sommità del Monte San Giuliano, dove un tempo c'era la città di Eryx, costruita in prossimità del santuario dedicato a Venere Ericina.

La città di Eryx, fondata dagli Elimi, era una delle più importanti della Sicilia antica, citata da molti scrittori greci e latini - in particolare Virgilio parla di Eryx come del fratello di Enea, in quanto figlio di Afrodite e Bute, e attribuisce a lui la fondazione della città. Altre leggende invece fanno risalire la città ad Elymus, il capo troiano che diede vita al popolo degli Elimi.

Il primo nucleo abitativo viene fatto risalire al II millennio a.C.; nonostante la città subì un processo di ellenizzazione, non appartenne mai alle colonie della Magna Grecia e infatti i suoi abitanti, come quelli di Segesta, venivano considerati barbari. Nel V secolo si alleò con i cartaginesi per combattere contro la città di Siracusa; sottomessa al dominio romano, dopo la Prima Guerra Punica divenne un'importante e prosperosa comunità.

Una particolarità di Erice è la nebbia che avvolge quasi perennemente il monte (una nuvoletta di fantozziana memoria che viene chiamata anche “cappello”), nascondendo il borgo - fenomeno questo chiamato “l'abbraccio di Venere”.

Questa condizione meteorologica che spesso impedisce la vista del panorama, crea suggestivi riflessi di colori al tramonto e immerge il borgo in un'atmosfera surreale.

D'Annunzio così scriveva della cittadina:

E l'altro monte, e l'altro monte ei vede,

l'Erice azzurro, solo tra il mare e il cielo

divinamente apparito, la vetta

annunziatrice della Sicilia bella!

COSA VEDERE

Nel borgo di Erice è presente il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, un’organizzazione dedicata al famoso scienziato scomparso misteriosamente nel 1938 (vicenda sulla quale Leonardo Sciascia ha scritto una pregevole opera), fondata nel 1963 a Ginevra dal fisico Antonino Zichichi che ancora tutt'oggi ne è il presidente.

Durante la guerra fredda, il centro fu un luogo in cui il sapere superava qualsiasi barriera politico-ideologica e scienziati russi e americani vi si incontravano liberamente.

Il Duomo dell'Assunta è la principale chiesa di Erice; fu costruito nel XIV secolo in stile gotico come ampliamento della cappella voluta da re Federico II, che a sua volta sorgeva sui resti di un primitivo tempio cristiano edificato al tempo dell'imperatore Costantino.

Durante l'epoca spagnola il duomo si arricchì di numerose cappelle. Le tante manutenzioni presentavano problemi strutturali tali che costrinsero il vescovo Vincenzo Marolda, nel 1846, a imporre urgenti lavori di restauro, i quali si protrassero lungo tutta la seconda metà del XIX secolo e, più che di restauro, si rivelarono essere un vera e propria riedificazione: la chiesa presenta perciò oggi uno stile neogotico.

Il Polo Museale Antonio Cordici riporta numerosi referti delle popolazioni che vissero in quest'area dall'età preistorica a quella romana, passando per quella elima, punica e greca.

Tra i numerosi manufatti, la testina di Afrodite in marmo (risalente al IV secolo a.C.) è il pezzo più pregiato.

Istituito nel 1876 per conservare gli oggetti d'arte, in particolare le famose ceramiche ericine, il polo è oggi ospitato nell'ex convento del terz'ordine di San Francesco. Al suo interno, le arti dei diversi secoli si intrecciano con quelle contemporanee delle mostre.

Per maggiori info su orari e biglietti, si veda il seguente LINK.

Tra i castelli costruiti sul monte di Erice, spicca quello normanno del XII secolo, nominato “Castello Di Venere”. Situato sul versante sud-orientale del monte, fu edificato sopra un tempio di origini elime. Alcuni sostengono che le sue colonne di granito fine facessero parte dell'antico tempio di Venere.

La fortezza fu piazza reale durante il periodo aragonese e si trasformò in carcere sotto i Borboni. Collegato alla vetta con un ponte levatoio, oggi sostituito con una gradinata, è arricchito dalle bellissime Torri del Balio, che caratterizzano la vista della città: lasciate all'incuria del tempo, devono lo stato di conservazione attuale al Conte Agostino Pepoli, che nel 1872 decise di prendersi carico della loro manutenzione - aveva in progetto anche di ricostruire la terza torre, di forma pentagonale.

COSA MaNGIARE

Irrinunciabile dolce di Erice è la genovese ericina, un dolce di pasta frolla farcito con crema di latte. Il nome è legato alla forma a cappello del dolce, che ricorda il cappello dei marinai genovesi.

Le genovesi ericine vanno mangiate assolutamente nella pasticceria di Maria Grammatico - da cui si faceva spedire i dolci il grande regista Francis Ford Coppola (autore di Apocalypse Now). La signora Maria, nel libro Mandorle Amare, racconta come ha carpito i segreti della pasticceria quando da giovane spiava le suore del monastero che custodivano gelosamente le ricette. Maria, una gagliarda signora di ottant'anni, è ancora in prima fila ad accogliere i turisti che vengono ad assaggiare le sue specialità e mostrare orgogliosa la sua pasticceria, frutto del suo tenace lavoro.

DOVE DORMIRE

Baita CAI Erice, a Erice. Tel. 376 059 1149

Hotel Elimo, a Erice. Tel. 0923 869377

A Erice sono presenti numerose strutture ricettive.

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Trapani.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Poche vedute ci hanno affascinato come quelle dai merli di Erice”

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Scritto da Yuri e corredato dalle foto di Sara e dalle mappe di Montura, è insieme un racconto e un atlante sparso e ispirazionale delle Terre Alte, tratto dall'esperienza in spedizione: una miscellanea di aneddoti, sapori, incontri e sensazioni... un motivo in più per fare lo zaino!

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