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Tappa

352

Irgoli > Ristoro Norghio

Lunghezza
18
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
891
m
-
263
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66579949
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza, con buon dislivello ma graduale; la cresta offre una magnifica visuale sul versante orientale del Montalbo e sul mare della riserva naturale di Barchidda-Bidderosa.

Note particolari

Tappa da evitare nei mesi centrali estivi (la salita iniziale offre pochissima ombra ed è perciò da affrontare nelle prime ore del giorno).

Nel tratto di cresta non è presente alcuna traccia sul terreno, né alcun tipo di segnaletica (segnavia o ometti): occorre perciò monitorare la traccia GPS.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Usciamo da Irgoli e proseguiamo su asfalto, in leggero falsopiano a salire; quindi, dopo alcuni km, prendiamo la strada sterrata sulla sinistra e iniziamo la lunga salita (650 m D+ ca.), a lungo per ampi tornanti, immersi nella macchia mediterranea: molto godevole il paesaggio alle nostre spalle, sulle cime del Supramonte.

Dopo alcuni km ci stacchiamo dalla sterrata e, superando con una scaletta una cancellata di filo di ferro, prendiamo un sentierino sulla destra che si via via meno evidente (bene tenere d'occhio la traccia GPS), affrontando così l'ultimo strappo fino alla dorsale soprastante.

Una volta lassù, ci godiamo la vista sul versante orientale del Montalbo (che chiamano il piccolo Monte Bianco, a ragione della sua livrea chiarissima) e sul Golfo di Orosei. Con questo spettacolo negli occhi, proseguiamo in saliscendi senza una traccia sul terreno (si prosegue comunque agevolmente, la direzione è intuibile e la dorsale ospita solo basse felci), per poi immetterci su una carrozzabile e, perdendo dolcemente quota (200 m D- ca.), giungere alla strada asfaltata, ancora in falsopiano, che ci porta al ristoro Norghio.

COSA SAPERE

Distribuite in tutta l'isola, ad eccezione della Gallura, sono le domus de janas, in italiano, "casa delle fate" o "casa delle streghe"; il nome, come nel caso delle Tombe dei Giganti, è stato attribuito con l'avvento della cristianità.

Si tratta di strutture del periodo prenuragico (cultura di San Ciriaco o cultura di Ozieri): sono stanze scavate nella roccia dove venivano sepolti i morti. Ne esistono di diverse tipologie (a forno, a camera, a pozzetto), e alcune venivano arredate come vere e proprie stanze per i vivi. Spesso le domus de janas si trovano raggruppate in necropoli sotterranee collegate con un corridoio d'accesso (dromos).

COSA VEDERE

Non troppo distante da Norghio si trova la Tomba di Giganti S'Ena Tunda, struttura funeraria di epoca nuragica in cui sono ancora visibili il corridoio funerario, l'abside e l'esedra che dà alle Tombe dei Giganti la classica forma a testa di toro.

Le tombe prendono questo nome perché si pensava che la loro grandezza dovesse contenere esseri enormi - in realtà erano tombe collettive dove venivano tumulati i cadaveri.

COSA MaNGIARE

Il filindeu è la pasta più antica del mondo, tirata come i noodles cinesi.

Una volta tirati, i sottilissimi fili vengono sovrapposti e incrociati fino a formare una ragnatela che si fa seccare per poi essere mangiata in fogli, solitamente con il brodo di pecora.

Alcuni ritengono che il nome provenga dalla storpiatura "figli di Dio", poiché questo piatto veniva servito ai pellegrini che si dirigevano al santuario campestre di San Francesco di Lula. Oggi a tramandare questa antichissima tradizione sono rimaste poche signore.

DOVE DORMIRE

Ristoro Norghio, in località omonima. Tel. 348 937 9808

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Nuoro.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Prendiamo quota lentamente - un pedi metti e l'autro metti, per dirla con Montalbano”

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