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Tappa

237

Martano > Otranto

Lunghezza
30.3
Km
Difficoltà*
T
Dislivello*
+
56
m
-
139
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
54969425
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa piuttosto lunga ma facile, su ottimo tracciato in piano, tra gli ulivi secolari (purtroppo devastati dalla piaga della xylella), sempre lungo la Via Francigena del Sud.

Attraversiamo borghi interessanti tra Carpignano Salentino, Serrano, Cannole, Palmariggi e Giurdignano, ammirando i frantoi ipogei nascosti nel Parco Naturale del Torcino e la cripta bizantina a Giurdignano... fino alla stupenda città di Otranto.

Note particolari

La tappa rappresenta un'estensione del Sentiero Italia (che termina a Grottaglie), ideata per estendere il cammino pugliese alla bellissima costa salentina.

Bellezza
periodo
Tutto l'anno
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Paesaggistico
Culturale
Enogastronomico
RAGGIUNGIBILITà
Paesaggistico
Culturale
Enogastronomico
PERCORSO

Lasciamo il paese di Martano oltrepassando la Chiesa della Madonnella inizialmente lungo una strada asfaltata, per poi proseguire sempre dritto su una carrozzabile che ci porta alle porte di Carpignano Salentino; da qui proseguiamo su un percorso cicloturistico fino ad arrivare a Serrano e infine a Cannole; attraversiamo il paese giungendo nella piazza per poi risalire verso nord-ovest, fino all’altezza della Masseria Torcito, immersa in una pineta.

Sempre lungo la carrozzabile entriamo in un tratto boschivo del Parco Naturale di Torcito. Incontriamo Borgo Cerceto e qui, appena superata la prima struttura sulla destra, una freccia ci porta ad un’antica colombaia. Ritornati sul sentiero, dopo 100 m sulla destra troviamo un frantoio ipogeo; poi, dopo 4 km, un altro. Proseguiamo con poche deviazioni fino al Santuario di Montevergine, importante luogo legato ai pellegrinaggi; in questo tratto si attraversano vastissimi uliveti secolari/millenari che purtroppo sono stati devastati dalla xylella.

Dal santuario, dopo una discesa arriviamo la centro di Palmariggi; da qui il percorso si svolge lungo una ciclabile e poi carrozzabile. Prima di giungere a Giurdignano possiamo apprezzare dolmen e menhir. In paese si trova un’interessante cripta bizantina ricavata dalla roccia. L’ultimo tratto di Via Francigena del Sud attraversa splendidi uliveti e lecceti, per poi arrivare nel canalone della Valle dell’Idro, alla grotta di Sant’Angelo e da qui al centro di Otranto - con la splendida Cattedrale e la chiesa bizantina dedicata a San Pietro.


COSA SAPERE

Punta Palascia, o Capo d'Otranto, fa di Otranto il comune più ad est d'Italia. Importantissima città romana, nel periodo aragonese Otranto era il punto di riferimento di tutto l'attuale Salento (chiamato appunto Terra d'Otranto).

L'evento che segnò la sua storia fu il Sacco di Otranto, nel 1480: i Turchi decisero di attaccare la città con la loro imponente armata (si parla di più di 150 imbarcazioni) per attaccare il regno aragonese di Ferdinando. L'esercito di Maometto II sbarcò presso i laghi di Alimini (oggi rinominata Baia dei Turchi) sotto la guida di Gedik Ahmet Pascià, che chiese la resa della città attraverso l'invio di un messaggero; gli Idruntini insorsero contro il primo mediatore e uccisero il secondo. Dopo quest'episodio la città fu messa sotto assedio: i cittadini resistettero per circa 2 settimane, ma non poterono nulla contro la potenza militare turca, sostenuta da poderosi pezzi d'artiglieria. A lasciare una ferita indelebile nella storia di Otranto, dopo la sua conquista, furono gli 800 uomini decapitati per non aver voluto abiurare la fede cristiana, riconosciuti martiri dalla Chiesa. Da quel momento in poi l'importanza della città salentina andò scemando, anche per le continue scorrerie saracene. La città ebbe un ruolo molto importante durante la Prima Guerra Mondiale con il blocco del Canale d'Otranto contro l'Impero austro-ungarico.


Nativo di Otranto è Lorenzo Scupoli (1530-1610), religioso noto per la sua opera Il combattimento spirituale, un trattato di enorme successo per una realizzazione interiore basata su 5 principi: 1) sfiducia in sé; 2) pienissima confidenza in Dio; 3) combattimento e uso metodico delle facoltà per correggere i propri difetti, quindi per trionfare sul demonio e per conquistare le virtù; 4) preghiera e meditazione; 5) comunione.


Altro personaggio legato fortemente alla città di Otranto è stato l'attore, regista, drammaturgo e scrittore Carmelo Bene, che ad Otranto (cittadina natale della madre) possedeva una casa.

Il saccheggio subìto dalla città nel 1480 ispirò la sua opera Nostra signora dei Turchi, scritta tra il 1965 e il 1966; l’opera divenne un film, girato ad Otranto, ritenuto dallo stesso artista un capolavoro - come tutta le opere di Carmelo Bene, anche Nostra Signora dei Turchi fece scalpore: accolto con favore dalla critica (soprattutto quella straniera), fu tolto dalle sale a seguito delle violente reazioni da parte del pubblico.  


COSA VEDERE

Sulla sommità del centro antico di Otranto troviamo la Cattedrale dell'Annunziata.

Fu edificata in epoca normanna sui resti di un tempio paleocristiano e rimaneggiata nel corso dei secoli, fino ad arrivare alla realizzazione della splendida facciata arricchita dall'elegante rosone centrale, dopo l'occupazione ottomana. L'interno, composto da tre navate, è impreziosito dal soffitto ligneo con dorature su fondo nero e bianco; in fondo alla navata di destra è presente la Cappella dei Martiri che raccoglie le ossa degli 800 Idruntini uccisi dopo la conquista ottomana per essersi rifiutati di abiurare la confessione cristiana.

Ciò che stupisce di più è sicuramente l'enorme e complesso mosaico (tra i più grandi al mondo) che ricopre il pavimento, realizzato tra il 1163 e il 1165. Raffigura episodi dell'antico testamento, ma anche cicli cavallereschi e immagini del bestiario medievale, una summa della cultura che si respirava all’epoca.


La Torre Matta, inserita nelle mura che cingono la città di Otranto, è uno degli edifici difensivi costruiti dagli Aragonesi a seguito della battaglia contro i Turchi del 1480. La torre fa parte delle mura che cingono tutta la città di Otranto, un sistema difensivo all'avanguardia rispetto all'epoca in cui fu costruito - grazie soprattutto al sistema di tiro radente, che permetteva di colpire chi tentava di avvicinarsi alla mura.


Davanti al porto di Otranto si può ammirare L'approdo. Opera all'umanità migrante, una scultura dell'artista greco Costas Varotsos realizzata sul relitto dell'imbarcazione Katër i Radës, affondata nel canale d'Otranto dopo la collisione con una motovedetta della Marina Militare posta a controllo dell'immigrazione albanese del 1997.

A causa dell’incidente morirono 81 persone e anni dopo l'amministrazione comunale di Otranto ha deciso di ricordare quella tragedia con un monumento, usando il relitto della nave affondata. L'avvenimento è stato solo il primo delle numerose sciagure che si sono ripetute nel Mar Mediterraneo, mettendo in crisi i valori di pietà e umanità dell'Europa contemporanea.


COSA MaNGIARE

Tipico di Otranto è il brodetto otrantino, diffuso in tutta la costa adriatica, nato tra i pescatori che, non riuscendo a vendere pesci piccoli, poco nobili o non integri, li usavano per cucinare un piatto saporitissimo.

Il brodetto otrantino è infatti preparato con moltissime varietà di pesce (tra cui lo scorfano, la rana pescatrice e la cernia); la particolarità, rispetto agli altri brodetti, sta soprattutto nell'aggiunta della pasta, spaghetti spezzati o tubettini.


DOVE DORMIRE

Casa Rainò Antonella, a Otranto. Tel. 3284007971


Affittacamere, a Otranto. Tel. 3293629523


Hotel La Punta, a Otranto. Tel. 0836 801552

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Lecce con cambio a Torre dell’Orso.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Otranto è l'anagramma di tornato. Questo è un luogo dove si ritorna sempre, che ti porti addosso come una bellissima memoria”

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