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Tappa

327

Masseria Dammusi > Alcamo

Lunghezza
24.9
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
438
m
-
661
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66402878
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa lunga ma facile e molto scorrevole, di minimo dislivello.

Ci lasciamo alle spalle le ultime cime e camminiamo in un paesaggio rurale, tra campi coltivati e il Lago Poma, per arrivare nella bella cittadina di Alcamo.

Note particolari

Segnaletica non sempre presente ai bivi, monitorare la traccia GPS.

La zona è usata dai pastori per il pascolo dei greggi: si incontrano diversi cani da pastore, prestare attenzione.

Rischio di zecche.

Unico punto d'acqua a pochi km dalla partenza, portarne buona scorta.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciata la località Dammusi, proseguiamo verso sud-est su strada sterrata che presto si fa asfaltata, alle pendici del Monte Signora. Quindi svoltiamo verso sinistra e iniziamo a scendere (250 m D- ca.) sempre su strada agevole (alternando tratti di sterrato con asfalto),  verso il fondovalle; a nord-ovest compare il bel Lago Poma.

Incrociata la strada provinciale, la attraversiamo e proseguiamo sulla sterrata che poco dopo avvicina il Fiume Jato; lo superiamo su un ponte di cemento, quindi affrontiamo la rampetta in direzione di un ovile e risaliamo lentamente (150 m D+ ca.), superando perpendicolarmente una seconda provinciale. Proseguiamo quasi in piano, con qualche minimo saliscendi, per superare una terza provinciale; all'orizzonte si profila la cittadina di Alcamo.

Ormai su stradine asfaltate, camminiamo rapidi superando le piccoli valli coltivate, fino a raggiungere la strada in lieve salita che ci porta alla bella cittadina di Alcamo.

COSA SAPERE

Alcuni fanno risalire la fondazione di Alcamo al leggendario re dei Sicani Cocalo e all'insepugnabile città di Camico. Quando i Saraceni arrivarono in Sicilia denominarono l'area "casale di Camico", in arabo Mezil al-Qamah.

Altri sostengono che il nome di Alcamo sia da far riferire al termine Al-qamah che sta a significare terra fertile.

All'interno del territorio comunale di Alcamo si trova la Riserva naturale Bosco di Alcamo, sulla cima del monte Bonifato e istituita nel 1984.

Il Bonifato è un massiccio calcareo che sovrasta Alcamo ed è caratterizzato dai resti della città fortificata di Bùnifat e dalla presenza di una necropoli preistorica. Abitata già dalla popolazione degli Elimi, la cima del monte rappresentava un luogo perfetto per il controllo del territorio circostante, in particolare del golfo di Castellammare. Licofrone di Alessandria sosteneva che sul monte Bonifato fu fondata una città dai Greci fuggiti da Troia. Grazie all'abbondante presenza d'acqua l'abitato di Bonifato poté proliferare e vide nel periodo svevo la costruzione del castello di Ventimiglia.

Oltre ai ruderi del borgo medievale di Bùnifat, sul monte è presente il Santuario della Madonna dall'Alto dove nei secoli scorsi si andava in pellegrinaggio per invocare la pioggia.

La riserva naturale è opera della riforestazione iniziata nel 1921 con l'introduzione di pini d'Aleppo e cipressi, che ha portato alla ricomparsa degli alberi di latifoglie autoctoni del luogo. L'opera di riforestamento ha permesso inoltre la crescita di numerose altre piante selvatiche tra cui diverse specie di orchidea, euforbia e peonia. Numerose sono le specie animali e in particolare quelle volatili: il luogo è perfetto per il birdwatching.

Importante poeta di Alcamo è Cielo d'Alcamo, a cui si deve il componimento giullaresco Rosa fresca aulentissima. Della prima metà del XIII secolo, il poema si fa gioco delle classiche tematiche dei poemi cavallereschi in cui un pastorella viene corteggiata da un cavaliere.

Cielo d'Alcamo è uno dei rappresentanti più autorevoli della scuola siciliana e il suo è uno dei rari esempi dell'italiano volgare di chiaro influsso siculo. Per molto tempo al componimento scherzoso fu attribuita un'origine popolare, visto le parole sfacciate e comiche del poema, nato per essere accompagnato dalla musica. Cielo, per molto tempo conosciuto come Ciullo, doveva essere un giullare di corte dotato di ottima cultura.

Originario di Alcamo era anche Giacomo Serpotta, importante scultore e stuccatore settecentesco. L'artista realizzò le sue opere in tutta la Sicilia e tutte erano caratterizzate dalla loro lucentezza ottenuta tramite l'aggiunta di polvere di marmo al gesso e la calce, conosciuta poi come tecnica della allustratura. Le opere di Serpotta, che preludono lo stile rococò, si possono ammirare nel monastero di San Francesco di Paola e la chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

Nel Geosito Travertino della Cava Cappuccini, a Nord di Alcamo, sono stati rinvenuti numerosi fossili tra cui uno scheletro di elefante nano, oggi conservato nel museo Gemmellaro di Palermo.

COSA VEDERE

Nei pressi del centro di Alcamo sorgono i ruderi della fortezza di Calatubo, ben visibili dall'autostrada.

Collocata sulla cima di un'altura, fu costruita prima del X secolo su un vecchio insediamento. Nei secoli il castello svolse un importante ruolo di controllo di tutta l'area e metteva in collegamento visivo gli avamposti di Carini, Partinico e Castellammare del Golfo. Durante il periodo svevo la fortezza si trasformò in un baglio che ospitava i vari contadini dell'area.

Rimasto in buone condizioni fino al XX secolo, fu distrutto dal terremoto del Belice del 1968. Non distante dai resti archeologici sorge la Cuba delle Rose, un'antica sorgente araba. Usata per il rifornimento d'acqua per gli abitanti di Calatubo, ad essa sono legate numerose leggende, tra cui quella di una principessa che vi coltivava in segreto rose che fiorivano solo di notte. La leggenda racconta che ogni 19 febbraio il fantasma della principessa esca dal castello con in mano un candelabro per andare in cerca delle sue rose.

Ad Alcamo è presente il Museo di Arte Contemporanea M.A.C.A., inaugurato nel 2017; si trova presso il Complesso Monumentale del Collegio dei Gesuiti.

Un luogo di sperimentazione dei linguaggi visivi in cui si articolano progetti formativi di tutte le arti. Una modalità di riqualifica dello spazio urbano guidata dal Creative Lab che ha portato ad Alcamo un respiro artistico contemporaneo.

Per ulteriori info sul meseo e gli orari, si veda il seguente LINK.

COSA MaNGIARE

Nella vicina Camporeale sorgono gli orti di Valdibella, una cooperativa di agricoltori nata nel 1998 che porta avanti l'istanza della coltivazione biologica e sostenibile. Attiva nel mercato fairtrade, la cooperativa ha saputo negli anni valorizzare le piccole produzioni locali restituendo dignità al lavoro degli agricoltori e alla terra, sradicando la cultura della monocoltura. Una sfida che ha puntato fin da subito sul rispetto della biodiversità e la preservazione dei prodotti autoctoni, uno su tutti il grano timilia, varietà di grano antico che anche grazie al supporto di Valdibella (che ne è custode e può produrne il seme) è stato salvato dall'estinzione.

La cooperativa mette insieme i raccolti di una ventina di piccoli produttori e li trasformano per valorizzare al massimo il prodotto. Tra i tanti prodotti, spiccano il latte di mandorle varietà tuono e i numerosi vini della cantina, in particolare lo Zibibbo, un vino bianco che non viene trasformato in un vino liquoroso come si è solito fare.

Tra i numerosi vini che si producono sul territorio alcamese l'Alcamo DOC è sicuramente il più famoso. Riconosciuta la denominazione per il Bianco d'Alcamo nel 1972, negli anni seguenti viene allargata anche per i rossi, i rosati e gli spumanti.

I vitigni del territorio dell'Alcamo DOC si caratterizzano per la coltivazione a spalliera. Il catarratto è certamente il vitigno a bacca bianco più diffuso a cui si affiancano il damaschino, il grecanico e il trebbiano.

Frutto autoctono del territorio di Alcamo è il melone purceddu, noto anche come purceddu d'Alcamo.

Si tratta di un melone dalla forma ovale e dalla buccia verde e rugosa; una varietà rustica che ad alcuni ha evidentemente ricordato la forma di un maialino. Chiamati anche “meloni d'inverno”, si conservano a lungo e, addirittura, il gusto si arricchisce con il passare del tempo. Il prodotto che negli hanni ha segnato una notevole diminuzione di produzione è oggi protetto dal presidio Slow Food.

Pane tipico della vicina Partinico è la muffoletta, un pane rotondo dalle antiche origini - addirittura qualcuno lo fa risalire agli antichi romani.

Dalle chiare influenze mediorientali è il pane che viene utilizzato per il pani câ meusa, panino farcito con le milza di vitello classico del palermitano. Ne esistono numerose varianti; quella classica è cosparsa con i semi di sesamo.

DOVE DORMIRE

B&B Garibaldi, ad Alcamo. Tel. 339 4074073

B&B Sui Tetti, ad Alcamo. Tel. 327 857 0075

Ad Alcamo sono presenti diverse strutture ricettive.

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è San Giuseppe Jato, partendo dalla città di Palermo.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“E ci scappò una deviazione a Camporeale per assaggiare i vini di Valdibella…”

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