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Tappa

326

Piana degli Albanesi > Masseria Dammusi

Lunghezza
13.6
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
609
m
-
781
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66402865
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza e medio dislivello, tra i Monti della Conca d'Oro.

La chicca del giorno è la discesa sul versante orientale di Pizzo Aiello, che regala scenari molto romantici.

Note particolari

Si oltrepassano diversi cancelli in filo spinato, che occorre aprire (e sempre richiudere!).

Punti d'acqua assenti, portarne ottima scorta.

Superata la statale al termine della prima discesa, risalendo si incontra un cancello chiuso col lucchetto, che occorre scavalcare.

In alcuni passaggi la traccia sul terreno si perde totalmente nella vegetazione e occorre indovinarla (specie nell'ultimo tratto, tra Pizzo Mirabella e Pizzo Aiello): bene monitorare la traccia GPS.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo Piana degli Albanesi e, su stradine asfaltate, cominciamo la salita (350 m D+ ca.) alla forcella di Pizzo Garrone; la pendenza è talvolta impegnativa, l'ombra va e viene. Superato un cancello, passiamo su strada sterrata, immersi tra i cipressi e le roverelle, fino a compiere l'ultimo tratto di salita a mezzacosta; infiliamo il sentiero e giungiamo con un ultimo strappetto alla forcella (dove si trova un capanno aperto e vuoto, utile per ripararsi in caso di maltempo).

Da lì attacchiamo la discesa (250 m D- ca.), dapprima su sentiero (non semplice facile da individuare), poi su sterrata, da cui avvistiamo per la prima volta la grande città di Palermo, verso nord. Infine arriviamo su una strada asfaltata, sbuchiamo sulla statale e la superiamo su cavalcavia.

Iniziamo la seconda salita del giorno (200 m D+ ca.); scavalcato un cancello, la strada si fa sterrata, quindi sentiero piuttosto sgangherato quando giungiamo sul versante settentrionale del Monte Matassaro Renna. Dopo un tratto di vegetazione piuttosto invasiva, scorgiamo poco sotto di noi, sulla destra, una scaletta in legno, ce ne serviamo per superare il filo spinato e ci troviamo in un largo pianoro, che percorriamo verso sinistra fino a prendere una nuova strada sterrata.

Giunti a un colletto, prendiamo a scendere gradualmente (450 m D- ca.). Superiamo alcuni vecchi edifici abbandonati (tra cui un antico rifugio) e, poco dopo aver superato alcune vasche di cemento circolari, prendiamo il tracciolino sulla sinistra per infilarci nel vallone tra Pizzo Aiello (930 m) e Pizzo Mirabella (1.165 m, dalla forma acuminata e perciò alpina). Il tratto è molto evocativo, ma la traccia è spesso invasa dalla vegetazione (spinosa!) e occorre attenzionare i propri passi. Superati i resti di un vecchio fortino, sterziamo verso ovest e proseguiamo a mezzacosta, affacciati sul paese di San Giuseppe Jato e sui campi della Conca d'Oro, così chiamata per via degli alberi di limone. Superando gli ultimi cancelli  di filo spinato, in saliscendi giungiamo alla Masseria Dammusi.

COSA SAPERE

La zona di Masseria Dammusi prende il nome dall'omonima masseria La Chiusa, sorta tra la fine del XV ed inizio del XVI secolo.

Il feudo comprendeva un'enorme quantità di campi coltivati e nella masseria vivevano più di cento famiglie che lavoravano per il feudatario. Ristrutturata nel 1740 dall'architetto Veneziano Marvuglia, è un perfetto esempio di architettura rurale. Un tempo al suo interno si svolgeva la vita del borgo, tanto che vi sorgevano la scuola e la chiesa. A mettere la parola fine alla storia della masseria fu la riforma agraria degli anni '50.

COSA VEDERE

San Giuseppe Iato sorge laddove un tempo sorgeva la città greca di Iatas, probabilmente insediamento già abitato dal popolo degli Elimi, che situata a 800 metri d'altitudine godeva di una straordinaria posizione strategica.

Assalita dalle armate di Pirro, la città passò sotto il dominio cartaginese prima di diventare uno dei più importanti centri romani della Sicilia. Dopo essere stata sotto il dominio arabo, fu distrutta nel XIII secolo da Federico II. Oggi è possibile visitare i ruderi dell’antica città nel parco archeologico Monte Jato.

Oltre ai preziosi ritrovamenti archeologici relativi alla città di Iatas, sempre nella valle dello Jato, all'interno della Grotta Mirabella, sono state rinvenute delle pitture rupestri risalenti a circa 15.000 anni fa.

COSA MaNGIARE

L'area sopra Palermo all’interno della quale ci troviamo viene chiamata “Conca d'Oro”: si tratta di un’area pianeggiante che gode di un particolare clima, il quale ha permesso un abbondante sviluppo agricolo - in particolare quello degli agrumi, a quali si deve il nome dell’area: su tutti spicca la varietà del mandarino tardivo di Ciaculli.

DOVE DORMIRE

Agriturismo Casale del Principe, in località Dammusi. Tel. 091 8579910

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Palermo.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Scendendo verso il paese ci imbattiamo nei resti di una rocca: non possiamo fare a meno di andare a curiosare”

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