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Tappa

277

Piano di Lanzo > Madonna del Pettoruto

Lunghezza
18.9
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
546
m
-
1402
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

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66385724
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza, non particolarmente faticosa, che ci conduce al bel Santuario della Madonna del Pettoruto. Percorso piacevole, nel bosco per una buona parte, poi aperto su alcuni scorci interessanti.

Note particolari

Dalla fontana di Casiglia (abbeveratoio per bestiame), a circa metà della discesa verso San Sosti, si deve tenere la destra di una recinzione per il bestiame (prestare attenzione alla traccia GPS); dopodiché si attraversa un piccolo cancelletto che occorre richiudere.

Bellezza
periodo
Maggio - Ottobre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Partiamo dal rifugio al Piano di Lanzo con un brevissimo tratto asfaltato, per inoltrarci subito nel bosco che ci accompagnerà per i primi km della tappa, su sentiero recentemente tracciato e ben battuto. Con una dolce salita (200 m D+ ca.) giungiamo alla zona de Il Campo, una vasta area pianeggiante, appena fuori dal bosco, da cui apprezziamo il Montalto Uffugo (1.761 m), un promontorio roccioso che sbuca dalla fitta vegetazione.

Dopo questo breve tratto pianeggiante proseguiamo su sentiero sempre ben segnalato e affrontiamo la lunga discesa (1.200 m D-) che in circa 10 km ci porta fino al comune di San Sosti. Durante la discesa si incrociano pascoli di bovini, abbeveratoi e vi sono dei bellissimi punti panoramici affacciati sul Santuario della Madonna del Pettoruto, immerso nella boscaglia. Finito il sentiero continuiamo su asfalto per l'ultimo tratto della tappa, con cui dal paese risaliamo (200 m D+ ca.) al Santuario; la salita è sempre dolce fino a uno strappo finale su tornanti più ripidi. Arrivati in cima vi sono diversi punti bar e negozietti di souvenir.


COSA SAPERE

Il santuario della Madonna del Pettoruto si trova alle pendici della Montea, in un terrazzamento sulla gola dove scorre il fiume Rosa.

Il nome del santuario deriva dalla morfologia petrosa della zona. Come per molti altri santuari mariani, la sua fondazione è legata alla scoperta di un’immagine della Vergine da parte di un pastorello. In questo caso si racconta che un giovane pastorello sordomuto, scoperta l'immagine della Madonna scolpita nella roccia, ricevette miracolosamente il dono della parola e in seguito a ciò fu eretto il santuario. Sempre secondo la leggenda, a scolpire l'effigie sulla roccia fu, nel XV secolo, un certo Nicola Mario il quale, mentre fuggiva da un'ingiusta accusa di omicidio, ebbe una visione della Madonna e decise di scolpirla nella roccia come segno di devozione. Poco tempo dopo fu scagionato da ogni accusa e poté ritornare alla sua vita.


Il Santuario, meta di migliaia di pellegrini, è noto per la Festa della Cinta. Ogni anno la prima domenica di maggio si chiede alla Madonna la protezione dalle catastrofi: una bambina vestita di bianco del comune di San Sosti porta un cordone (spacu) imbevuto di cera fino al santuario del Pettoruto. Dopo la celebrazione della messa la corda viene tagliata e distribuita tra i fedeli di tutta la zona.

La tradizione iniziò nel XVII secolo, ma ebbe particolare seguito dopo il terremoto del 1783 che devastò il territorio.


Non lontano dal santuario della Madonna del Pettoruto sorgeva l'antica città di Artemisia, un insediamento che si fa risalire al Neolitico medio, periodo a cui risalgono i resti di una capanna protostorica. Il nucleo abitativo, caratterizzato dalla forma del castrum romano, ha continuato ad ospitare le varie popolazioni fino al periodo bizantino. Nell'area archeologica, a metà ottocento, è stata rinvenuta una scure cerimoniale nota come “ascia di San Sosti” o “martello di Kyniskos”. Il reperto bronzeo presenta una doppia testa con ascia e martello su cui è incisa una dedica alla dea Era in dialetto acheo, scritta in alfabeto dorico.

L'ascia di San Sosti, la cui fattura viene fatta risalire alla scuola di Sibari, si trova oggi al British Museum di Londra, venduta alla fine del XIX secolo dall'orafo romano Alessandro Castellani, venutone in possesso dopo diversi passaggi di mano. Fin dalla sua scoperta l'ascia godette di una immediata fama.

COSA VEDERE

Nella gola del fiume Rosa si trova la Cascata di ra’ Giovanni; il suggestivo paesaggio è arricchito dai ruderi del vecchio mulino ad acqua.

Non distanti sono presenti anche quelli del Castello della Rocca, una vecchia roccaforte bizantina che difendeva l'ingresso della gola del Pettoruto e il territorio sottostante, compresa l'antica via Istmica. Al suo interno sono state trovate ceramiche romane dei primi secoli dopo Cristo.


COSA MaNGIARE

Caratteristici della zona sono i maccheroni al ferretto. Un tempo si realizzavano con gli avanzi di pasta fresca, utilizzando un ferro da calza per produrre una sorta di maccherone, da cui il nome.

È un formato di pasta di grano duro diffuso in tutt'Italia, in Calabria chiamato maccaruni cu fierru, ma anche fileja, fusilli o scialatielli.

DOVE DORMIRE

Presso il Santuario della Madonna del Pettoruto non sono presenti strutture ricettive. Si suggerisce di richiedere ospitalità per la notte al Santuario, avendo con sè materassino e sacco a pelo. Tel. 0981 61082


COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è San Donato di Ninea, partendo dalla città di Castrovillari.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“I paesaggi cambiano repentinamente: dai costoni rocciosi verticali passiamo in un amen all’orizzontalità dei larghi pascoli pianeggianti”

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Scritto da Yuri e corredato dalle foto di Sara e dalle mappe di Montura, è insieme un racconto e un atlante sparso e ispirazionale delle Terre Alte, tratto dall'esperienza in spedizione: una miscellanea di aneddoti, sapori, incontri e sensazioni... un motivo in più per fare lo zaino!

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