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Tappa

192

Pietracamela > Rifugio Duca degli Abruzzi

Lunghezza
12.9
Km
Difficoltà*
EE
Dislivello*
+
1949
m
-
613
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
54945833
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa faticosa quanto... leggendaria! Con un dislivello parecchio impegnativo scaliamo la prima vetta dell'Appennino continentale, il Corno Grande delGran Sasso d’Italia (2.912 m), godendo di un paesaggio di pietra davvero unico - di memoria dolomitica.

Note particolari

La tratta rappresenta una variazione al Sentiero Italia (che giunge al Duca degli Abruzzi percorrendo la Valle del Rio Arno), preferita per la bellezza della cima del Gran Sasso, la più alta dell'Appennino continentale.

La tappa, pur di media lunghezza, ha un dislivello notevole e richiede una preparazione fisica adeguata.

La salita al Corno Grande presenta difficoltà adatte solo agli esperti: alcuni tratti sono esposti e attrezzati con catene, la pendenza è importante e il fondo spesso è ghiaioso e sdrucciolevole; alcuni passaggi richiedono l'uso delle mani.

Data la notevole affluenza di persone (nonché la totale assenza di ombra da Prati di Tivo in poi), si raccomanda di partire prima dell'alba.

Unici punti d'acqua poco sopra Prati di Tivo e al Rifugio Franchetti.

Bellezza
periodo
Giugno - Settembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Paesaggistico
RAGGIUNGIBILITà
Paesaggistico
PERCORSO

Lasciamo col buio Pietracamela e prendiamo il sentiero che risale (400 m D+ circa) verso Prati di Tivo, prevalentemente nel bosco su buona traccia. Giunti alla stazione sciistica, attacchiamo la salita (1.450 m D+ circa) al Corno Grande. La prima sezione costeggia gli impianti di risalita, su buon sentiero su fondo erboso, fino a giungere alla Madonnina, sulla cresta nord-orientale del Gran Sasso.

Il sentiero prosegue in traverso addentrandosi nella Valle delle Cornacchie in pendenza costante, su ottima traccia; alcune catene aiutano la percorrenza. Superato il Rifugio Franchetti (2.433 m) continuiamo la salita fino alla Sella dei Due Corni (2.547 m), sospesa tra il Corno Grande e le guglie verticali che precedono il Corno Piccolo (2.655 m).

Pieghiamo a sinistra e, su fondo sempre più ghiaioso, giungiamo al Passo del Cannone (2.679 m) da cui prendiamo il sentiero verso destra (nonostante i segnavia vadano anche verso sinistra); iniziano le difficoltà dell'ascensione, tra tratti un poco esposti e passaggi su roccia che richiedono l'uso delle mani. Dopo un traverso, avvistiamo la Via Normale e andiamo a prenderla senza perdere quota. La salita prosegue con pendenza significativa tra canaline di pietra e sfasciumi, fino a raggiungere una sella affacciata a strapiombo sul Ghiacciaio del Calderone (o quel che ne rimane); pieghiamo verso destra e, rimanendo appena sotto la cresta, giungiamo in cima al Corno Grande (2.912 m), la vetta più alta dell'Appennino continentale: la vista, magnifica, spazia dalla costa adriatica a tutte le cime del massiccio del Gran Sasso, fino alla Majella.

Iniziamo la lunga discesa (800 m D- circa) lungo la Via Normale, facendo attenzione alle pietre instabili; superata la spalla occidentale del monte, il sentiero torna su buon fondo e le difficoltà tecniche scompaiono. Dopo una rampa, il sentiero spiana e camminando a mezzacosta arriviamo agevolmente alla Sella dell'Aquila (2.335 m, bellissima la vista su Campo Imperatore e le forme alpine del Monte Brancastello, 2.385 m), da cui su facile sentiero risaliamo appena la dorsale antistante giungendo al celebre Rifugio Duca degli Abruzzi (2.388 m).

COSA SAPERE

Il Gran Sasso (2.912m) è il monte più alto della catena appenninica, escludendo le isole e quindi il vulcano Etna (3.326m). Per i romani era il Monte Ombelico (Fiscellus Mons) per la sua centralità all'interno della penisola; successivamente è stato chiamato Monte Corno, nome rimasto in uso per molto tempo e che continua a indicare le cime più significative (Corno Grande e Corno Piccolo). Solo in epoca rinascimentale ha cominciato a essere chiamato Sasso d'Italia o Gran Sasso d'Italia.  

Il massiccio è caratterizzato da due facce molto distinte: ad ovest, il versante aquilano è composto prevalentemente da prati scoscesi; ad est, il versante teramano è caratterizzato dalle alte pareti rocciose. Sul Gran Sasso è presente il Ghiacciaio del Calderone, situato nella conca posizionata a Nord del Corno Grande. Oltre a rappresentare il ghiacciaio più a sud d'Europa, è una vera e propria rarità climatica, in quanto si trova sotto i 3.000 m.


All'interno della montagna, a 1.400 metri di profondità, sono presenti i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Voluti nel 1979 dal professor Antonino Zichichi, allora presidente dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare, sono tra i più importanti laboratori di fisica nucleare al mondo. Dal 1987 vengono effettuate ricerche sulle più piccole particelle dell'universo: i 1400 metri di roccia sovrastante riducono notevolmente l'influenza dei raggi cosmici, consentendo una condizione di “silenzio cosmico”, perfetto per lo studio della fisica delle particelle.


La prima scalata del Corno Grande avvenne nel 1573 ad opera di Francesco De Marchi, un alpinista ante-litteram, esploratore e speleologo. Figura eclettica, si dedicò alle più svariate imprese, tra cui l'immersione nel lago di Nemi con una sorta di scafandro autocostruito e l'ispezione della Grotta a Male sotto il Gran Sasso, in cui è ancora conservata la croce che segnò al suo passaggio.

Effettuò la salita sul Corno Grande a ben 69 anni, accompagnato da alcuni cacciatori di camosci di Assergi, realizzando così un desiderio maturato in una vita intera.


Campo Imperatore è chiamato così perché era il Campo Imperiale di Federico II di Svevia.

Subì un costante disboscamento a partire dal 1500, per favorire la pastorizia. Con i suoi 18 km quadrati, è l'altopiano più grande d'Italia: fu chiamato anche il Piccolo Tibet dal famoso scrittore e alpinista Fosco Maraini.

Le sue ambientazioni uniche sono state il set di moltissimi film, tra cui i famosi spaghetti western.


La presenza del camoscio appenninico sul Gran Sasso è testimoniata da numerosi scritti letterari fin dall'epoca romana. Veniva cacciato con metodi rocamboleschi soprattutto nella piccola comunità di Assergi, per la pelle e le carni. L'avvento di armi da fuoco sempre più efficaci ha ormai comportato la sua quasi totale scomparsa.


Nel giro d'Italia del 1999 Marco Pantani ha stravinto la tappa di Campo Imperatore, lasciando un ricordo indelebile alle persone che lo attendevano all'arrivo. Da allora, l'ultimo tratto della tappa è chiamato "Salita Pantani".

COSA VEDERE

Guardando in basso dal Rifugio Duca degli Abruzzi si nota un'enorme struttura arancione, un albergo oggi in disuso: l’Hotel Campo Imperatore.

Lì fu tenuto prigioniero Benito Mussolini, in seguito alla seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943. Il 12 settembre 1943 l'ex dittatore fu liberato da un blitz dei paracadutisti nazisti con la controversa Operazione Quercia.


COSA MaNGIARE

Nell'area di Fonte Vetica da oltre cinquant'anni è attivo il Ristoro Mucciante.

Situato all'interno di un vecchio edificio usato per girare uno dei tanti spaghetti western, vi si possono assaggiare molte specialità abruzzesi: salumi, insaccati, formaggi, carne fresca… e chiaramente gli imperdibili arrosticini.

All’aperto sono presenti i bracieri su cui si può cuocere la carne acquistata dal chiosco. Un'esperienza unica!


DOVE DORMIRE

Rifugio Duca degli Abruzzi, a circa 1 km a sud-ovest di Sella dell'Aquila. Tel. 347 525 5250


Ostello Lo Zio, a Campo Imperatore (a circa 20 minuti dal Rifugio Duca degli Abruzzi, proseguendo sul Sentiero Italia). Tel. 0862 1961580

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus partendo dalla città di Teramo con cambio a Montorio.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Appicchiamo un adesivo sulla croce di ferro e ci abbracciamo euforici: siamo sul punto più alto dell'Appennino, a 2.912 metri”

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