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Tappa

66

Rifugio Bosio-Galli > Rifugio Alpe Granda

Lunghezza
11,3
Km
Difficoltà*
EE
Dislivello*
+
716
m
-
1107
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
52705229
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa abbastanza lunga e impegnativa per dislivello, con due salite (ai passi Caldenno e Scermendone) piuttosto importanti.

Di grandissima soddisfazione e panoramicità: le chicche del giorno sono i paesaggi marziani dei rossissimi Corni Bruciati e le improvvise pareti granitiche della meravigliosa Val di Mello. Avvistiamo i mitici Cengalo (3.369 m) e Badile (3.308 m).


Note particolari

Il tratto dal Passo di Caldenno al Bivacco Scermendone è una variante al Sentiero Italia (che scende nella Val Caldenno facendo tappa al Rifugio Marinella al Prato Maslino), qui preferita per la panoramicità del Passo Scermendone e l’inutilità del lungo saliscendi nel bosco.

Il sentiero che porta al Passo Caldenno non è sempre ben segnato, ma rimane facile e intuitivo.

La salita al Passo Scermendone ha alcuni tratti ripidi e leggermente esposti: prestare attenzione.

Date la quota e l’esposizione a nord di alcuni passaggi, è possibile trovare residui di neve lungo il tracciato: bene informarsi per tempo chiamando i rifugi.

Punti acqua assenti dal Rifugio Bosio fino al bivacco Scermendone.


Bellezza
periodo
Giugno - Settembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo il pianoro del Rifugio Bosio e attacchiamo presto la lenta salita (450 m D+ ca.) al Passo di Caldenno. Saliamo gradualmente, senza strappi: intorno a noi si palesano i Corni Bruciati e la massa innevata del Disgrazia. La traccia talvolta si perde, ma la direzione da seguire è molto intuitiva.

Giunti al valico (2.517 m) ci godiamo la vista e affrontiamo la discesa (250 m D- ca.) che conduce alla testa del vallone sottostante. Senza traversare la grande pietraia (piuttosto complicata) pur di rimanere in quota, scendiamo fino ad aggirarla dal basso e, staccandoci dal sentiero che scende a valle, riprendiamo a salire (300 m D+ ca.) tra gli sfasciumi. Il sentiero tira un po' e qualche tratto di ghiaietta richiede attenzione. Infine giungiamo al Passo Scermendone (2.595 m), da cui avvistiamo l'omonimo laghetto, più in basso. Alle nostre spalle, salutiamo Pizzo Scalino e il Bernina.

Attacchiamo la lunga e facile discesa (950 m D- ca.) verso la nostra meta. Dapprima percorriamo ampi pratoni; superato il laghetto, proseguiamo su ottimo tracciato (che diventa quasi una strada forestale) a mezzacosta, affacciandoci presto sulla valle di Preda Rossa. Guadagnata l'ampia dorsale, facciamo una sosta al Bivacco Scermendone: la vista sulle Alpi Orobie è magnifica. Proseguiamo in falsopiano a scendere lungo lo spartiacque, mentre a nord si stagliano Cima degli Alli e Cima d'Arcanzo.

Prima di arrivare a Monte Scermendone, lasciamo la dorsale e prendiamo il sentierino sulla sinistra in corrispondenza di una vecchia baita abbandonata; una comoda rampa ci porta fino a una strada forestale che seguiamo nel bosco di abeti. Infine, gli alberi si aprono e rivelano i grandi prati che circondano l'Alpe Granda.  Ammiriamo l'enorme cresta di Punta Moraschini e, dietro, le mitiche cime del Cengalo (3.369 m) e del Badile (3.308 m), di granito verticale.


COSA SAPERE

Il Sentiero Roma, che sorvola la Val Masino da nord, nasce con scopi militari durante la Grande Guerra, per collegare i rifugi dove erano state dislocate le truppe italiane nel timore di uno sfondamento austriaco attraverso la Svizzera.

Il sentiero così come lo conosciamo oggi viene poi realizzato compiutamente durante il fascismo, nel 1928, grazie alla sezione di Milano del Club Alpino Italiano.


COSA VEDERE

La Valle di Preda Rossa è così chiamata per le sfumature rossastre delle rocce (“preda”, infatti, significa “roccia”). Salendo verso il Passo di Caldenno, rimaniamo colpiti dalla scogliera rocciosa che sale fino a culminare nei Corni Bruciati: queste montagne sembrano depositi di macerie di un’antica e misteriosa catastrofe.

Una leggenda locale vuole che, un tempo, tali cime fossero pizzi eleganti alle cui falde si estendevano vallate rigogliose, di pascoli e pinete. Un giorno giunse nella Valle di Preda Rossa un mendicante che, affamato, chiese aiuto a due pastori - uno d’animo buono, l’altro malvagio. Il secondo, più anziano, lo schernì e gli offrì gli avanzi del cane. Impietosito, il pastore buono invece gli offrì un pasto e un giaciglio per la notte.

Al mattino, il mendicante cercò il pastore buono e gli si rivelò come il Signore; gli intimò di lasciare subito la valle senza mai voltarsi. Il pastorello ubbidì e scappò veloce, mentre alle sue spalle si scatenava un rogo orribile che divorava i boschi e sgretolava inesorabilmente le montagne.

Da allora, nella tradizione locale i Corni Bruciati sono considerati un monito divino contro la malvagità degli uomini.

COSA VEDERE

La Valle di Preda Rossa è così chiamata per le sfumature rossastre delle rocce (“preda”, infatti, significa “roccia”). Salendo verso il Passo di Caldenno, rimaniamo colpiti dalla scogliera rocciosa che sale fino a culminare nei Corni Bruciati: queste montagne sembrano depositi di macerie di un’antica e misteriosa catastrofe.

Una leggenda locale vuole che, un tempo, tali cime fossero pizzi eleganti alle cui falde si estendevano vallate rigogliose, di pascoli e pinete. Un giorno giunse nella Valle di Preda Rossa un mendicante che, affamato, chiese aiuto a due pastori - uno d’animo buono, l’altro malvagio. Il secondo, più anziano, lo schernì e gli offrì gli avanzi del cane. Impietosito, il pastore buono invece gli offrì un pasto e un giaciglio per la notte.

Al mattino, il mendicante cercò il pastore buono e gli si rivelò come il Signore; gli intimò di lasciare subito la valle senza mai voltarsi. Il pastorello ubbidì e scappò veloce, mentre alle sue spalle si scatenava un rogo orribile che divorava i boschi e sgretolava inesorabilmente le montagne.

Da allora, nella tradizione locale i Corni Bruciati sono considerati un monito divino contro la malvagità degli uomini.


COSA MaNGIARE
DOVE DORMIRE

Bivacco Scermendone, circa 3 km dopo il Lago Scermendone, sulla dorsale; 4 letti, camino, stufa, cucina a gas e acqua. Sempre aperto.


Rifugio Alpe Granda, poco prima del dosso di Cima di Granda. Tel. 347 756 6960

COME ARRIVARE

Punto di partenza NON raggiungibile in macchina.

La località raggiungibile in macchina più vicina è la strada per l’Alpe Lago.


Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è Chiesa in Valmalenco, partendo dalla città di Sondrio.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.



“Il sole picchia forte mentre saliamo verso il Passo Scermendone e i Corni Bruciati paiono subirne gli effetti”

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