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Tappa

312

Rifugio Sapienza > Randazzo

Lunghezza
29.4
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
279
m
-
1415
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66401707
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa molto lunga (ma praticamente priva di salite) con cui concludiamo il periplo dell'Etna percorrendone il versante orientale, tra i consueti scorci di lava e foresta.

Note particolari

La tappa è decisamente lunga, pur priva di difficoltà e dislivello positivo; i meno allenati possono spezzarla al Rifugio Monte Scavo (un bivacco sempre aperto).

Punti d'acqua assenti (quella dei pozzi dei bivacchi lungo il cammino non è potabile): portarne buona scorta.

Per vivere delle esperienze outdoor guidate nella zona dei Monti Nebrodi, o per affittare delle biciclette, consigliamo la realtà di The Island of Wonders. Per maggiori informazioni, visita il seguente LINK

Bellezza
periodo
Maggio - Ottobre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo il pianoro del Rifugio Sapienza su strada asfaltata, tagliando i tornanti su tracce nella sabbia e perdendo così quota (100 m D- ca.). Quindi prendiamo a destra una larga carrozzabile di sabbia nera e la seguiamo per molti chilometri piegando verso nord-nordovest, in lieve saliscendi, passando attraverso pinete e vecchie colate di lava. Superiamo il rifugio-bivacco Galvarina e, poco dopo, un'altra struttura molto simile; quindi giungiamo al Rifugio Monte Scavo (molto simile ai due precedenti), dove i più stanchi possono spezzare la tappa.

Lasciato il rifugio attraversiamo la grande colata del 1832, per poi entrare nel vasto bosco di faggi e querce che in discesa leggera (250 m D- ca.) conduce al Monte Spagnolo: giunti ai suoi piedi, pieghiamo a sinistra e attacchiamo la decisa discesa verso Randazzo (700 m D- ca.). Dopo poco più di un chilometro, superiamo sulla destra un varco a fianco di un cancello e ci stacchiamo dalla carrozzabile, infilando un largo sentiero cosparso di ciottoli lavici (prestare attenzione alle caviglie!). Giungiamo così su una strada asfaltata e la prendiamo verso destra, seguendola per gli ultimi chilometri fino alla cittadina di Randazzo.

COSA SAPERE

Randazzo, nota anche come “città dei tre parchi” (Nebrodi, Etna e Alcantara), celebra il 15 agosto la festa della Madonna Assunta con la processione della Vara: un grande carro trionfale, di origine cinquecentesca, che porta in trionfo la Vergine.  

Alto quasi 20 metri, il carro è caratterizzato da diversi piani sovrapposti che ruotano intorno all’asse centrale e sui quali 30, tra ragazze e ragazzi, ricoprono i ruoli della Madonna e degli altri santi.

La tradizione, che risale all'epoca aragonese, ricorda la festività della Vara di Messina.

La storia contemporanea di Randazzo è segnata da alcuni avvenimenti tragici come la strage del 25 luglio 1920: numerosi popolani si recarono nel Palazzo Comunale per protestare per la penuria di grano che colpiva maggiormente i più poveri; ci furono dei tafferugli e i Carabinieri spararono sulla folla inerme, uccidendo ben 11 persone.

Nel 1945, in località Murazzo Rutto, tre protagonisti dell'indipendentismo siciliano (facenti parte dell’EVIS, l’Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia) furono uccisi da una pattuglia di carabinieri, in quello che viene ricordato come “l'eccidio di Randazzo”. Tra le vittime c'era Antonio Canepa, partigiano che si schierò fin dalla prima ora contro il fascismo e che dopo la guerra, con il suo "La Sicilia ai Siciliani", predicava l'indipendenza dell'isola.

Il 17 marzo del 1981 iniziò una delle più forti eruzioni dell'Etna degli ultimi secoli, comunemente ricordata come “l'eruzione di Randazzo”: il magma incandescente investì buona parte del territorio comunale, tagliando il percorso della statale 120, della provinciale verso Mojo Alcantara e della ferrovia Circumetnea.

La colata arrivò a 2 chilometri dal borgo di Randazzo, fino al versante meridionale del fiume Alcantara, dove si interruppe dopo aver percorso ben 7,5 km. Dal 17 al 23 marzo si susseguirono terremoti ed eruzioni che sconvolsero profondamente la popolazione locale.

COSA VEDERE

Nel comune di Bronte è presente il castello di Nelson, il famoso ammiraglio inglese che sconfisse Napoleone nella battaglia di Waterloo e che divenne il primo Duca di Bronte.

Il complesso, situato sulla riva sinistra del torrente Saraceno, è stato oggi trasformato in museo. La struttura risale al dodicesimo secolo: fu realizzata un'abbazia benedettina poi trasformata in monastero con annessa torre difensiva e divenne il punto di riferimento di tutto il territorio. Alla fine del XVIII secolo fu colpita da un tremendo terremoto e la ricostruzione modificò la struttura originaria.

Nel 1799 il re Ferdinando IV di Borbone donò l’intero complesso all’ammiraglio inglese Horatio Nelson quale ricompensa per l’intervento della marina britannica durante la Rivoluzione Napoletana, decisivo per la restaurazione dei Borboni. Il complesso, arricchito da un enorme parco e due magnifici cortili in stile inglese, oltre agli appartamenti del Duca di Bronte ospita il centro studi degli antichi granai.

Non distante dal centro abitato di Randazzo c'è il Lago di Gurrida, una delle rare zone umide del Parco dell'Etna, formatosi a seguito di un'eruzione che ha creato uno sbarramento al corso del torrente Flascio, il quale ha allagato il pianoro fino a formare il lago.

Da qualche decennio è stato realizzato un bacino artificiale che ha ristretto la superficie del lago e ha permesso l'impianto di alcuni vigneti. Nel periodo di scioglimento delle nevi, il lago sommerge le vigne dando vita ad un inconsueto spettacolo.

La chiesa più importante di Randazzo è sicuramente la basilica minore di Santa Maria Assunta, in stile gotico normanno e caratterizzato dalla nera pietra lavica - della colata lavica del 1217.

La costruzione risale al XIII secolo, mentre i portali, risalenti al Quattrocento, appartengono al periodo aragonese. L'interno a croce latina e diviso in tre navate; quella centrale è arricchita da un ciclo di dipinti ispirati alla vita della Beata Vergine e realizzati nel 1682. Attorno alla chiesa, fin dal 1476 si svolge la Fiera Franca, che precede e succede la festa della Vara. Durante l’ultima guerra, mentre il borgo di Randazzo fu raso al suolo, la basilica rimase soltanto lievemente danneggiata.

A Randazzo è presente la Casa della Musica e della Liuteria, un punto di incontro tra artigianato e musica nel segno della tradizione siciliana. Oltre 60 strumenti musicali che vanno dalla preistoria al Medioevo sono stati realizzati dal liutaio Giuseppe Severini, sempre a disposizione per far ascoltare le sonorità dei diversi strumenti.

Un laboratorio vivente in cui l'arte antica della liuteria si intreccia con le tecniche manuali delle diverse culture che hanno imbevuto la Sicilia.

COSA MaNGIARE

Maletto, poco distante da Randazzo, è la città delle fragole, protagoniste nel mese di giugno di una sagra per la quale I pasticcieri locali si uniscono e realizzano un’enorme torta alla fragola (oltre mille chili) offerta a tutti i partecipanti.

Il frutto rappresenta una buona fetta dell'economia agricola locale.

Il mitico pistacchio di Bronte nasce alle pendici dell'Etna.

La produzione del famoso frutto viene fatta risalire al periodo arabo (anche se si pensa che i primi ad introdurlo siano stati i Romani), in cui molto fu fatto per lo sviluppo agricolo della Sicilia - ancora oggi numerose parole legate all'agricoltura sono di origine araba, come gebbia, la cisterna d'acqua, o saja, il canale d'irrigazione. T

utto il territorio di Bronte è segnato dai pistacchieti che si inerpicano sul terreno lavico. La grande risorsa del territorio è il terebinto, pianta della stessa famiglia del pistacchio le cui radici riescono a penetrare in profondità nel terreno vulcanico e su cui perciò si innesta il pistacchio che è una pianta dioica, di cui esistono cioè esemplari con gli organi riproduttivi femminili e altri con gli organi maschili.

La riproduzione del pistacchio avviene in maniera meccanica, ovvero attraverso il vento (e non biologica, con le api): per questo il maschio viene solitamente coltivato in una zona in rilievo rispetto alle femmine, in rapporto uno a dieci/quindici.

Un'altra caratteristica saliente di questo frutto è che viene raccolto ogni due anni: oltre a seguire i ritmi naturali delle piante, serve per tenere a bada la proliferazione di un insetto che rovina il frutto.

Tipici di Randazzo sono i frollini al pistacchio che potete trovare nell'eccezionale pasticceria di Giovanna Musmeci.

Fondata dal padre Santo, la pasticceria è rinomata per gli ottimi gelati e le granite, in particolare quella al pistacchio - dalla consistenza quasi croccante. Numerosi sono i riconoscimenti mondiali della pasticceria; Giovanna è addirittura divenuta "Ambasciatrice della Granita Siciliana nel mondo".

Randazzo è da sempre terra di vini; negli ultimi decenni, insieme a tutta l'area dell'Etna, è divenuta il paradiso dei vini naturali.

Tra i primi a dedicarsi alla viticoltura c'è Davide Bentivegna il quale, dopo aver lavorato per anni come manager a Milano, ha deciso di tornare nella sua terra natia per produrre vino nella sua cantina Etnella.

Tra i vitigni autoctoni ci sono carricante, catarratto, minnella, inzolia, grecanico, grenache blanc, moscatellone, per i bianchi; mentre nerello mascalese, nerello cappuccio, grenache e syrah per i rossi.

DOVE DORMIRE

Rifugio-bivacco Monte Scavo, a metà tappa (provvisto di camino, due panche e un tavolo, occorre avere un materassino e sacco a pelo). Sempre aperto.

Hotel Scrivano, a Randazzo. Tel. 095 921596

B&B La Romantica, a Randazzo. Tel. 340 058 9041

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è Nicolisi, partendo dalla città di Catania.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“Le nuvole basse accendono i contrasti tra le colate di lava e le steppe verdeggianti”

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