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Tappa

188

San Martino > Padula

Lunghezza
23.0
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1277
m
-
1119
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
54875805
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Proseguiamo tra i Monti della Laga con una tappa di lunghezza e dislivelli significativi. Dopo una prima parte monotona, superato il borgo di Ceppo scopriamo gli scenari del Pizzo di Moscio, affacciato sul Gran Sasso, per poi esplorare una magica faggeta che conduce al piccolo borgo di Padula.

Note particolari

La traccia è talvolta invasa dall'erba alta e occorre aguzzare l'occhio per scorgere i segnavia (cartellonistica spesso mancante): bene monitorare la traccia GPS, specie all'inizio dell'ultima discesa, dove la traccia sul terreno è pressoché inesistente.

Unici punti d'acqua a Ceppo e a Fonte delle Trocche (lungo la dorsale in salita del Pizzo di Moscio).

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Paesaggistico
RAGGIUNGIBILITà
Paesaggistico
PERCORSO

Lasciamo San Martino su strada asfaltata e superiamo la piccola chiesetta posta presso una curva; poco dopo troviamo il sentiero che scende al fondovalle, sulla sinistra. Attraversato il ponte, iniziamo la lunga salita (600 m D+ circa) verso il Monte la Morra; poco dopo attraversiamo il borgo di Morrice e ci muoviamo su una carrozzabile in costante pendenza. Prendiamo un largo sentiero sulla sinistra che sale nel fitto bosco. Quindi raggiungiamo la dorsale, tra gli alberi e le fitte felci, proseguendo in saliscendi verso sud fino a raggiungere, dopo alcuni chilometri, l'abitato di Ceppo, con l’omonimo rifugio (consigliatissimi gli arrosticini!).

Riprendiamo una carrozzabile e prendiamo lentamente a salire (350 m D+ circa); il bosco concede diversi scorci sul gruppo del Gran Sasso, fino a che usciamo dagli alberi e risaliamo il versante orientale del Pizzo di Moscio (2.411 m). Dopo un breve tratto in traverso, molto panoramico, attacchiamo la lunga discesa (900 m D- circa) verso Padula. Superata una vecchia casa abbandonata al centro di una grande prato (la traccia sul terreno è pressoché assente), entriamo in un fitto bosco di faggi, davvero pittoresco per i grandi alberi e le macchie di muschio; talvolta scorgiamo delle belle cascate.

Dopo diversi chilometri (e alcuni bivi privi di segnaletica: prestare attenzione alla traccia GPS) raggiungiamo una strada asfaltata, la prendiamo a sinistra e subito dopo riprendiamo il sentiero sulla destra, che ci porta in pochi minuti al borgo di Padula.


COSA SAPERE

Valle Castellana è attraversata dal fiume Castellano, chiamato anche fiume verde per i riflessi smeraldo delle sue limpide acque. La valle oggi divide la provincia di Ascoli Piceno da quella teramana (e quindi le Marche e l'Abruzzo), un tempo divideva lo Stato Pontificio dal Regno di Napoli.

Il fiume Castellano è citato nella Divina Commedia nel terzo canto del Purgatorio, quando Dante incontra Manfredi di Sicilia, i cui resti furono portati fuori dallo Stato della Chiesa, oltre il Castellano appunto. Ancora oggi la valle rimane il confine tra il Centro Italia e il Mezzogiorno.


Durante il Cinquecento nell'area del teramano imperversò il brigantaggio.

Il più celebre brigante dell'epoca è stato sicuramente Marco Sciarra, nativo di Rocca Santa Maria, che con la sua banda ha tenuto sotto scacco il Centro e il Sud Italia per più di vent'anni. La sua forza risiedeva soprattutto nel sostegno della popolazione locale, stanca dei soprusi dei regnanti: da molti è stato definito una sorta di Robin Hood.

Sia il Papa che il Doge tentarono invano di catturarlo; fu protagonista di rocambolesche avventure e infine ucciso da uno dei suoi uomini (in cambio della grazia pontificia) nel 1593, nei pressi di Ascoli Piceno.


Già dal XII secolo ci sono testimonianze dell'abitato di Padula come Rocca di Padula, divenuto poi comune sotto il dominio napoleonico.

Nel periodo di invasione francese nel territorio teramano buona parte della popolazione si diede al banditismo di ispirazione sanfedista (vicini alla chiesa, contro le idee rivoluzionarie).

Attualmente Padula è una frazione del comune di Cortino.


COSA VEDERE

Il Santuario della Madonna dei Monti della Laga, situato poco fuori la frazione di Padula, è una chiesa  costruita nel XV secolo e rimaneggiata nei secoli successivi.


A Padula si possono osservare le rovine del vecchio mulino e le fontane, come la Fonte del Serpente e la Fonte degli Ammalati, attorno alle quali si raccontano molti miti e leggende.

COSA MaNGIARE

Un classico digestivo della tradizione abruzzese è quello alla genziana. Leggenda vuole che siano stati i pastori locali a scoprire le proprietà digestive della pianta attraverso l'osservazione del comportamento dei loro animali.

Nel comune di Valle Castellana ha sede l’azienda Scuppoz, produttrice di liquori dal 1982, che fa della genziana uno dei suoi ingredienti principali.


DOVE DORMIRE

Rifugio il Ceppo, a Ceppo. Tel. 371 494 5855


Camping Ceppo, a Ceppo. Tel. 0861 629012


Ostello Comunale, a Padula. Occorre contattare il comune di Cortino per avere le chiavi. Tel. 0861 64112

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Ascoli Piceno.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Le faggete della Laga offrono scorci fatati tra cascate, forre, rocce scolpite dall’acqua...”

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