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Tappa

290

Santuario della Madonna del Porto > Tiriolo

Lunghezza
10.2
Km
Difficoltà*
T
Dislivello*
+
521
m
-
410
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66386390
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Una tappa molto corta, di trasferimento, che dopo una prima parte tutta su asfalto regala belle emozioni e paesaggi lungo la cresta del Monte Tiriolo (638 m, da non sottovalutare!), prima di scendere nel bel borgo sottostante.

Note particolari

L'accesso alla cresta del Monte Tiriolo presenta passaggi ripidi e su roccia, in cui occorre usare le mani; il tratto successivo avviene su terreno roccioso, non facile e occorre avere passo fermo. Nel medesimo segmento la segnaletica non è sempre facile da avvistare: bene monitorare la traccia GPS.

Punti acqua assenti.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo il santuario e superiamo un ponte sul fiume Corace; quindi, sempre su strada asfaltata, prendiamo a salire con pendenza regolare, tra i boschi di castagno, verso la dorsale meridionale del Monte Trearie. Raggiunto lo spartiacque, prendiamo la stradina asfaltata che lo percorre, con bella vista panoramica verso est, e proseguiamo così in dolce saliscendi, avendo alla destra un bosco di cerri e pini. Davanti a noi si staglia il Monte Tiriolo, riconoscibile dalle antenne.

Dopo un paio di km, passiamo su sterrata e scendiamo (100 m D- ca.) per tornanti fino a un'ampia sella, dalla quale riprendiamo a salire (100 m D+ ca.), sempre su sterrata, verso la cresta del Monte Tiriolo; superato un primo tornante, passiamo su stretto sentiero e cambia la musica: la traccia si impenna tra le roccette e in qualche caso dobbiamo usare le mani, fino a raggiungere la cresta, molto aerea (bellissima la visuale sui due mari, Ionio e Tirreno); camminiamo sul filo di cresta, su rocce non facilissime, fino a raggiungere la cima (638 m), dove troviamo un bell'edificio adibito a osservatorio astronomico e alcune panche; proseguendo lungo la cresta, è possibile visitare i resti delle mura dell'antica fortezza. Tornati alla cima, attacchiamo la rapida discesa (200 m D- ca.) su stradina asfaltata, che ci conduce al bel paese di Tiriolo.

COSA SAPERE

Tiriolo è detta “città dei due mari”. Situata su un'altura dell'istmo di Catanzaro gode di una meravigliosa vista sia sullo Ionio che sul Tirreno.

Grazie alla sua posizione e visibilità, l'area fu scelta dai Greci per fondarvi una città, secoli prima della guerra di Troia. Pare che questa fosse la terra dei Feaci, pacifico popolo di navigatori descritto nell'Odissea; e che qui Spartaco abbia affrontato le legioni di Crasso.

Nel 1640 vi è stata rinvenuta una tavoletta di bronzo del II secolo a.C. con il testo del Senatus consultum de Bacchanalibus, in cui si stabiliva il divieto di tenere baccanali (culti di Bacco).


A ricordare le presunte origini mitologiche di Tiriolo, negli anni '80 è stato eretto un monumento dedicato all'eroe omerico, in una posizione che lo vede illuminato dalle prime luci dell'alba alle ultime del tramonto.

Tra le figure presenti nel monumento c'è anche Bacco, in ricordo dei baccanali che si tenevano un tempo.


COSA VEDERE

A Tiriolo si può visitare il Parco Archeologico Urbano di Gianmartino, in cui gli scavi del 2014 hanno riportato alla luce i resti di un edificio monumentale molto ben conservato e composto da un colonnato sul quale si aprono diversi ambienti. Non è certa la sua destinazione d'uso, ma si ritiene che, almeno in parte, avesse una funzione religioso-sacrale.

La scoperta è eccezionale sia per lo stato di conservazione dei resti che risultano ancora riccamente decorati (capitelli, un mosaico raffigurante due delfini, che dà il nome al Palazzo, muri intonacati e dipinti), sia per i numerosi manufatti ritrovati:  oggetti in bronzo e ceramica, monete brettie e puniche, statuine femminili…

Davanti al parco archeologico di Giammartino è possibile visitare l'antiquarium civico dove sono stati posti i numerosi reperti rinvenuti nel vicino scavo -  reperti principalmente di origine brettia, ma anche preistorici e protostorici, nonché romani. Nel museo è anche presente una copia della celebre tavoletta di bronzo sulla quale è inciso il testo del decreto con il quale il Senato romano proibiva i riti orgiastici e i baccanali (il Senatus consultum de Bacchanalibus).

In un’ala dell’edificio che ospita l’Antiquarium è allestito il Museo del Costume Regionale dove si possono ammirare ben 36 costumi riprodotti a mano e due costumi originali, un'interessante collezione dal punto di vista antropologico, ma anche artistico-artigianale. La tessitura è un'antichissima arte che in Calabria ha saputo conservarsi nei secoli attraverso la produzione di arazzi, merletti, ricami, sete, damaschi e, in particolare nel territorio tiriolese, il vancale: scialle femminile di lana o seta, decorato con inserti d'oro e d'argento.

Per maggiori info su orari e biglietti, si veda il seguente LINK.

COSA MaNGIARE

Imperdibili sono le tagliatelle con fegatini di pollo allo storico Ristorante Due Mari, situato in uno dei punti più alti del paese. Venne aperto negli anni '50 da Peppino U' Ciancio, partigiano ed ex minatore; da allora, gli imperdibili spaghetti (più simili a tagliatelle) ai fegatini di pollo e il pollo alla diavola sono sempre presenti nel menù.


Nel comune di Decollatura, Carmine e Mario Gigliotti hanno dato vita ad Ortocorto, un progetto di agricoltura biologica che ha la missione di portare una ventata di aria fresca alle produzioni tradizionali locali.

DOVE DORMIRE

Hotel Due Mari, a Tiriolo. Tel. 0961 991064

B&B La casa di Ely, a Tiriolo. Tel. 338 827 8616


COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è Contrada Pasqualazzo, partendo dalla città di Catanzaro.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Il signor Leone ci apre le porte del suo laboratorio e torniamo indietro di parecchi decenni”

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