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Tappa

246

Santuario della Maria Santissima al Taburno > Rifugio Acqua delle Vene

Lunghezza
23.8
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1187
m
-
537
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
65528479
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa lunga e molto intensa, che dopo una lunga parte in piano e su asfalto riserva un finale tutto in salita, da non prendere sottogamba, all'interno del parco regionale del Partenio.

Note particolari

Nella sezione centrale della tappa si cammina su una provinciale per circa 6 km: la strada è piuttosto trafficata e bisogna prestare grande attenzione.

La salita finale della tappa richiede buon allenamento, tanto per il dislivello complessivo quanto per il fondo spesso sdrucciolevole: da non sottovalutare.

Bellezza
periodo
Marzo - Novembre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo il santuario e ripercorriamo a ritroso l'ultimo tratto della tappa precedente, su buon sentiero in saliscendi, per circa 1.5 km; quindi giriamo a sinistra e attacchiamo la ripida discesa (300 m D- ca.) su buon sentiero gradinato, all'interno del bosco, verso la piana di Bucciano, superando poco dopo la grotta di san Simeone (affrescata!). Terminata la discesa, passiamo su asfalto e giriamo a sinistra su una strada minore fino a giungere a una più grande, che seguiamo verso sinistra; poco dopo, prendiamo una stradina secondaria sulla sinistra e proseguiamo così fino ad arrivare nel centro abitato di Montesarchio.

Superato il paese, proseguiamo sulla strada provinciale in linea retta, per circa 6 km, attraversando così la grande piana fino a passare tra le case di San Martino Valle Caudina; quindi, sempre su strada asfaltata, ci avviciniamo alle montagne giungendo in prossimità del torrente Caudino, che però non superiamo, tenendo la sinistra prima del ponte. Continuiamo su asfalto: iniziamo così la lunga salita (850 m D+ ca.). Dopo un paio di tornanti, prendiamo il sentiero sulla destra (inizialmente selciato) e proseguiamo; la tratta è inizialmente ben ripida, con qualche tratto occluso dagli alberi caduti, poi il sentiero si allarga e la pendenza si addolcisce. Giunti su una strada, la prendiamo verso destra e poco dopo prendiamo una stradina selciata che sale ripida a sinistra; giungiamo così all'area di sosta di Mafariello, con un grande rifugio; superiamo una strada asfaltata e subito dopo incontriamo una grande fontana, davvero provvidenziale.

Rinfrescatici a dovere, proseguiamo su sentiero, quindi riprendiamo l'asfalto verso destra; dopo il primo tornante, ci inseriamo su una strada sterrata sulla destra, che va salendo decisa ma graduale; quindi attacchiamo il sentierino sulla sinistra e affrontiamo l'ultima sezione di salita, molto ripida e resa complicata dal fondo sdrucciolevole, di fango e foglie marce. Raggiunta una sella, prendiamo la strada asfaltata verso destra e, con un ultimo sforzo, raggiungiamo dopo un paio di km il rifugio Acqua delle Vene.


COSA SAPERE

Il rifugio Acqua delle Vene è situato all'interno del Parco Regionale del Partenio che si sviluppa nell'area dei monti omonimi, chiamati anche Monti di Avella, la cui cima più alta è quella di Acerone di Avella (1589 m).

Il parco racchiude nel suo territorio ben 22 comuni tra le province di Avellino e Benevento e, oltre a preservare il patrimonio naturale della dorsale del Partenio, si occupa della valorizzazione degli aspetti culturali dell'area: nel periodo preromano, dentro l'area del parco erano infatti stanziati due rami del ceppo sannitico (Irpini e Caudini).

Nel parco è inoltre presente l'Oasi WWF "Montagna di sopra": un' area di 312 ettari in cui si intersecano gli ambienti mediterranei e appenninici. L'Oasi è anche una Zona Speciale di Conservazione nella quale sono presenti numerose specie vegetali e animali e recentemente il lupo è tornato a popolare quest'area.  


L'area del Partenio è stata teatro di azione di alcune bande di briganti nel periodo postunitario, in particolare quella dei fratelli La Gala.

Cipriano e Giona La Gala fin da giovani furono protagonisti di numerosi reati e divennero famosi per l'assalto alla prigione di Castellammare di Stabia; l’evasione permise la fuga di molti galeotti che si unirono alla banda dei due fratelli, che arrivò a 300 uomini.

La banda di briganti, appoggiata da potenti personaggi legati alla dinastia Borbonica, fu catturata dopo essersi imbarcata alla volta di Barcellona. L'arresto generò un caso diplomatico tra il regno di Napoleone III e le autorità italiane; l’evento mise in luce inequivocabilmente il coinvolgimento di Comitati legittimisti borbonici a supporto del brigantaggio.


COSA VEDERE

Prima di addentrarsi nei boschi dei Monti del Partenio, si attraversa la Valle Caudina, luogo delle famose "Forche Caudine" che costarono caro ai romani.

Nel borgo di San Martino Valle Caudina si può ammirare il Castello di Pignatelli della Leonessa. Il castello costituì il primo nucleo del borgo e ha accompagnato la storia del paese. Pregiati sono gli interni, in particolare gli affreschi della sala, realizzati fra il XVII e il XVIII secolo.

Di origine normanna è, invece, il castello di Montesarchio, anche qui si possono ammirare gli affreschi che raccontano l'epopea della famiglia Leonessa.



COSA MaNGIARE

Durante le festività natalizie, nell'area di Avellino è usanza mangiare le castagne del prete. Si tratta di castagne, solitamente quelle di Montella, che dopo essere state essiccate a fuoco lento sui gratali, graticci di legno, vengono cotte in forno e poi lasciate insaporire e reidratare in un recipiente con acqua e vino. Quelle più umide sono chiamate "mosce" e vengono infilate a mo' di rosario con uno spago.

Il nome “castagne del prete” pare sia legato ad una leggenda secondo la quale fu un prete a sperimentare la ricetta, per non sprecare una gran quantità di castagne avute in dono e cadute in acqua.


Il salame di Mugnano è un insaccato di maiale caratterizzato dall’affumicatura.

Conosciuto già nel 1300, viene fatto asciugare al vento tipico della zona, che soffia in direzione sud/sud-ovest; questa caratteristica geografica dona al salame gli aromi di faggi, querce e castagne che lo rendono un prodotto inimitabile.


Altro prodotto tipico dell'avellinese è il tarall' cu ll'ove, noto anche come tarallo di San Palerio. Si tratta di un tarallo dolce di farina di grano tenero e uova e aromatizzato con scorze di agrumi e vaniglia.

Era una preparazione tradizionale del periodo pasquale, in cui le famiglie si riunivano e cuocevano tutti i taralli nello stesso forno, dopo averli bolliti per qualche minuto. Il tarallo veniva preparato anche a giugno per le feste di Sant'Antonio da Padova e dei Santi Palerio ed Equizio Martire, per essere donato ai banditori che giravano per la questua.


DOVE DORMIRE

Rifugio Acqua delle Vene, all'interno dell'Oasi WWF di Montagna di Sopra (necessario prenotare, di notte non c'è il gestore e occorre farsi aprire). Tel. 339 830 5044


COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.


Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è Moiano, partendo dalla città di Benevento.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Le nostre Forche Caudine sono state 10 km di asfalto sotto il sole a picco; a salvarci ci ha pensato un amico, che ci ha invitato da lui a goderci le mozzarelle di bufala, fresche fresche…”

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