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Tappa

319

Petralia Sottana > Piano Battaglia

Lunghezza
19.4
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
1251
m
-
613
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
66402698
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di buona lunghezza e dislivelli, abbastanza faticosa ma ricca di bellezza, tutta all'interno del Parco delle Madonie.

Il Santuario della Madonna dell'Alto ci regala un panorama sconfinato.

Note particolari

Alcuni tratti del percorso, nella salita al Santuario e soprattutto nel Vallone Faguara, sono difficilmente distinguibili a causa della vegetazione invasiva, occorre procedere a occhio; bene monitorare la traccia GPS.

Possibile presenza di vipere tra l'erba alta: battere il terreno per segnalare loro la propria presenza.

Bellezza
periodo
Maggio - Ottobre
PERCORRIBILITà
INTERESSE
RAGGIUNGIBILITà
PERCORSO

Lasciamo Petralia Sottana e ci dirigiamo su strada fino all'ospedale; da lì prendiamo la vecchia strada regia, sterrata, e iniziamo la nostra lunga salita (850 m D+ ca.) verso il Monte Alto. Dopo un primo tratto quasi pianeggiante, attraversiamo un antico ponte romano e prendiamo a salire con più decisione, fino a raggiungere una strada carrozzabile sterrata, ai piedi della bellissima falesia del Pizzo di Sant'Otiero. Prendiamo a sinistra e procediamo a mezzacosta in saliscendi, superando dapprima delle grosse vasche, quindi un grosso canile; poco dopo, prendiamo il sentiero sulla destra e torniamo a salire.

Il sentiero non è sempre ben visibile e occorre prestare attenzione per individuare la traccia sul terreno; la pendenza va aumentando. L'ultima parte di salita è a tornanti sul ghiaioni, poi sbuchiamo su una strada forestale, la prendiamo a sinistra, superiamo una fontana sulla destra e risaliamo l'ultimo tratto in dolce pendenza fino al Santuario della Madonna dell'Alto (1.819 m), ideale per la sosta pranzo, grazie all'incredibile vista che regala.

Tornati alla fontana, prendiamo a sinistra e, sempre su strada forestale, proseguiamo in saliscendi fino a Piano Iola; da lì prendiamo verso destra e prendiamo a scendere (300 m D- ca.) verso la strada provinciale. La traccia, dapprima larga e comoda, si trasforma via via in un ripido sentiero su fondo sdrucciolevole, occorre prestare attenzione. Giunti su strada, attraversiamo e procediamo la discesa (100 m D- ca.) fino a raggiungere il fondovalle, col torrente poco sotto di noi. Il tratto, a mezzacosta, è impegnativo per via dell'assenza di traccia chiara sul terreno: occorre procedere a occhio, aguzzando la vista per scorgere i segnavia (quando presenti) e affidarsi al proprio intuito. Infine, costeggiando il torrentello, sbuchiamo presso un grande rifugio della forestale, da cui prendiamo la carrozzabile e cominciamo la salita (200 m D+ CA.) verso Piano Battaglia. A un certo punto, in prossimità di un tornante, lasciamo la carrozzabile e andiamo a prendere un sentierino sul lato opposto del piccolo vallone (la traccia, nei primi metri, è praticamente inesistente). Con passo costante, raggiungiamo infine Piano Battaglia, posto di assoluta suggestione ai piedi di Pizzo Carbonara (1.979 m), il secondo monte più alto di Sicilia.

COSA SAPERE

Il pianoro di Piano Battaglia è un ampio polje - dolina carsica circondata da una corona rocciosa - e fa parte del complesso carsico del Pizzo Carbonara (1979 metri).

Situato all'interno del comune di Petralia Sottana, è una località rinomata come stazione sciistica (unica della Sicilia Occidentale) e luogo di villeggiatura invernale. Nella seconda metà del secolo scorso, intorno al Rifugio Marini e agli impianti sulla Mufara cominciarono a sorgere numerose villette in stile alpino, che diventarono il rifugio montano per la borghesia palermitana.

Discussa è l'origine del nome di Piano Battaglia: alcuni sostengono che il motivo sia legato ad una gara tra i boscaioli locali, mentre altri fanno risalire il nome ad una battaglia che si è tenuta qui tra Normanni e Saraceni.

COSA VEDERE

A guardare dall'alto la vallata in cui sorgono Petralia Sottana e Soprana è il Santuario Madonna dall'Alto.

Posto a ben 1.819 metri d'altitudine, alla sommità del Monte Alto, è composto da una chiesa e un dormitorio dove si possono fermare a dormire i pellegrini nel periodo estivo. Costruita probabilmente nel XIII secolo, la struttura è legata alla leggenda del ritrovamento della statua di marmo della vergine nei pressi della torre di Roccella, spinta a riva dopo un naufragio. La statua fu posta su un carro di buoi che vennero lasciati andare senza una meta: la leggenda, simile a molte altre in tutto il territorio italiano, vuole che i due buoi si fossero fermati proprio qui sopra al monte; così gli abitanti di Petralia e Polizzi si unirono per edificare il santuario. La statua di marmo presente all'interno del santuario è attribuita allo scultore Domenico Gagini e datata 1471. Il 14 agosto si celebra una fiaccolata notturna che fa seguito a una giornata di festa che accoglie numerosi pellegrini.

Tra le numerose formazioni carsiche presenti nei dintorni di Piano Battaglia c'è l'inghiottitoio della Battaglietta, una piccola grotta posta alla base del versante settentrionale del Monte Spina Puci.

La grotta si sviluppa per circa 100 metri, per una profondità di 30. La presenza del terreno argilloso rende oggi la grotta accessibile solo a speleologi esperti. Non distante è presente un bioherma (sorta di collinetta generata dell'innalzamento della barriera corallina) dove si possono ammirare numerosi fossili.

Tra i suggestivi borghi delle Madonie, Castelbuono è sicuramente tra i più belli.

Simbolo del paese è il castello costruito nel 1317 per volere di Francesco I Ventimiglia, dalla forma quadrangolare classica del modello di mastio; la struttura, ha subìto l'influenza delle numerose dominazioni siciliane: araba, normanna e sveva.

All'interno del castello è presente la Cappella Palatina, completamente rivestita di stucchi realizzati dai fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta. La cappella è impreziosita da due tele di elevato valore: la Discesa di Cristo, copia di un'opera del Rubens, e l'Estasi di San Liborio - entrambe realizzate nel XIX secolo dal pittore Mariano Galbo.

COSA MaNGIARE

Prodotto agricolo tipico di Polizzi Generosa sono i pipiddi, una varietà di peperone dalle piccole dimensioni dal colore verde intenso.

La particolarità di questo ortaggio è che la bacca, invece di pendere verso il terreno, cresce verso l'alto. Protetto dal presidio Slow food, ha sempre fatto parte della vita contadina di Polizzi: il tipico pranzo dei raccoglitori era pane, pecorino e pipiddi. Vengono mangiati crudi o cotti alla piastra conditi con olio, basilico e aceto di vino.

Altro prodotto tradizionale dell'agricoltura polizzana sono i fagioli badda, una varietà di legume caratterizzata dal colore viola e bianco, e dalla forma tondeggiante (badda significa “palla” nel dialetto locale). Un prodotto di nicchia anch'esso protetto dal presidio Slow Food.

Il gusto è caratterizzato dal sapore sapido e leggermente astringente. A fine anno viene svolta una sagra dedicata a questo fagiolo, che può essere gustato con le tagliatelle e picchi pacchio (pomodoro fresco) o in zuppa, con finocchietto selvatico e cotenna di maiale.

Prodotto tradizionale dei comuni di Castelbuono e Pollina è la manna - omonima del biblico cibo (di origini probabilmente ben diverse) che salvò il popolo ebraico durante il viaggio nel deserto. Si tratta della linfa di una particolare varietà di frassino (Fraxinus angustifolia). Le incisioni vengono realizzate nel periodo estivo quando il terreno è povero d’acqua e la linfa comincia a scendere dalla chioma alle radici.

In un passato lontano la manna veniva utilizzata senza conoscerne le proprietà. Fu soltanto nel XIX secolo che la sua produzione aumentò per la richiesta dell'industria dolciaria e farmaceutica - nonché per la realizzazione di liquori. Tra le proprietà farmaceutiche della manna c'è il suo potere lassativo, ottimo per i problemi gastrointestinali.

La manna viene oggi coltivata attraverso dei fili di nylon su cui la resina cola, andando a formare dei lunghi cannoli. Il costo della manna si aggira sui 200 euro al chilo: è stata una vera “manna dal cielo” per questo territorio, in quanto la sua produzione, che occupava un periodo limitato nella stagione agricola, rappresentava un guadagno extra per i contadini - grazie al quali molte famiglie hanno potuto permettersi di mandare i figli a studiare.

DOVE DORMIRE

Rifugio Giuliano Marini, a Piano Battaglia. Tel. 335 777 2269

COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina.

Punto di partenza raggiungibile in bus, partendo dalla città di Palermo.

Qui il LINK per controllare gli orari.

Punto di partenza NON raggiungibile in treno.

“In una giornata di afosa foschia, non siamo gli unici a cercare frescura al santuario: e così ci troviamo a brindare con gli agenti della forestale”

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