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Tappa

214

Rifugio Casonetto > Orsara di Puglia

Lunghezza
20.2
Km
Difficoltà*
E
Dislivello*
+
698
m
-
741
m
*Cosa vuol dire?

Il simbolo + indica il dislivello positivo (cioè in salita) complessivo della tappa; il simbolo - quello negativo (cioè in discesa).

* Cosa vuol dire?Scarica la traccia GPX
54955572
Punto di partenza
Punto d'arrivo
Punto acqua
Struttura ricettiva
Punto interesse

Tappa di media lunghezza e medio dislivello ma facile e regolare, molto scorrevole. Le chicche del giorno sono il borgo di Celle San Vito, un'isola linguistica franco-provenzale, e la bellissima Orsara di Puglia.

Note particolari

La tratta iniziale, fino al Monte San Vito, rappresenta una variante al Sentiero Italia, preferita per l'interesse paesaggistico del Monte Cornacchia, il più alto della Puglia, e quello culturale dei borghi di Castelluccio Valmaggiore e Celle di San Vito.

Cartellonistica assente (solo sporadici segnavia): bene monitorare la traccia GPS.

Il guado del Torrente Celone non è di facile individuazione, ma non presenta comunque difficoltà.

Bellezza
periodo
Tutto l'anno
PERCORRIBILITà
INTERESSE
Culturale
RAGGIUNGIBILITà
Culturale
PERCORSO

Lasciamo il Rifugio Casonetto e ripercorriamo l'ultimo tratto della tappa precedente, questa volta in leggera salita. Giunti su una strada asfaltata, scendiamo (150 m D- circa) fino a Castelluccio Valmaggiore, dove vale la pena visitare il Museo del Celone.

Su strada bianca, scendiamo ancora (100 m D- circa) fino a raggiungere il fiume Celone, che guadiamo (non è immediato intuire il punto del guado). Iniziamo la salita (200 m D+ circa) verso Celle di San Vito: dopo un tratto nel bosco su sentiero, ritroviamo una carrozzabile e risaliamo fino a raggiungere una strada asfaltata, che seguiamo verso sinistra tagliando i tornanti su sentiero.

Lasciatoci il borgo alle spalle, continuiamo la salita su strada bianca verso il Monte San Vito (1.015 m), circondati dalle pale eoliche, con panorama aperto fino al Mar Adriatico. Superiamo una strada, quindi avanziamo in facile saliscendi verso il Monte Calvello (921 m), da cui camminiamo su dorsale fino alla facile discesa (250 m D- circa) che ci porta a Orsara di Puglia.

COSA SAPERE

Nelle cittadine di Celle di San Vito e Faeto si parla un dialetto di origine francoprovenzale, invece di quello dauno-irpino (in cui si sentono molto le influenze campane).

L'origine di questa curiosa parlata viene rintracciata nell'ascesa di Carlo I d'Angiò in Puglia: dopo aver fatto fuggire i saraceni da Lucera cercò di dar vita ad una colonia provenzale in città. Il tentativo fu, di fatto, un insuccesso: le circa cento famiglie che si spostarono dalla Francia preferirono emigrare in Valmaggiore per via del clima insalubre.


Orsara faceva parte della Capitanata, un'area geografica che si estendeva nei territori dell'attuale provincia di Foggia. La Capitanata nacque nel Cinquecento quale unità amministrativa del Regno di Sicilia prima e del Regno di Napoli e delle due Sicilie successivamente. Si ipotizza che il nome derivi dal periodo di dominazione bizantina, in cui l'amministrazione era affidata ai funzionari governativi chiamati Catapani.

L'area, che aveva come capoluogo Lucera, visse un lungo periodo di benessere e fu contesa per tutto il periodo medievale in quanto snodo fondamentale per i commerci tra le due sponde dell’Adriatico. Vessata dalla dominazione angioina, che ne sfruttò la ricchezza con pesanti tributi, fu ridefinita con l'arrivo di Giuseppe Bonaparte che rimodellò l'assetto amministrativo sopprimendo il sistema feudale.


Nella notte di Halloween il borgo di Orsara si riempie di zucche; non è tuttavia la celebre festa anglosassone ad essere celebrata, bensì la festività delle Fucacoste, tradizione nostrana che celebra lo spirito dei defunti.

Si tratta di un'antica ricorrenza, forse di origine galiziana, in cui nella notte dei morti, per allontanare le anime dannate, davanti alle abitazioni vengono accese delle candele benedette, poste all'interno delle zucche intagliate con il simbolo della croce. Allo scoccare della mezzanotte inizia il tempo dei morti: ognuno fa ritorno alla propria casa e inizia la processione dell'Arciconfraternita dei morti i cui partecipanti, vestiti di nero e incappucciati, bussano alle porte del paese chiedendo cibo per i poveri.

Terminata la processione, alle 3 del mattino si fa ritorno alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie per celebrare la Messa Nera (così chiamata per il colore dei paramenti). Nella tradizione, le zucche (cocce priatorje) simboleggiano le anime dei defunti e i fuochi di ginestre (fuoc acost, fuochi sparsi) sono sparsi per il paese per consolarle.


Molte sono le occasioni di festa e convivialità nel paese di Orsara: il Festival di Fine Confine celebra l'identità mista di questi luoghi, al confine con la Campania (Orsara ha fatto parte della provincia di Avellino fino al 1927); con il comune di Montaguto si svolge la Grigliata Letteraria, dove si possono rifocillare corpo e mente; ancora, l'Orsara Jazz Festival dal 1990 anima l'estate del borgo con tanti concerti e seminari.


COSA VEDERE

La Chiesa di Santa Maria Annunziata è un imponente edificio sul ciglio di un profondo canale, costruito nel IX secolo sopra la grotta dedicata all'Arcangelo Michele.

Alcuni sostengono la chiesa sia stata posta al di sopra della grotta per combattere l'eresia di Cerinto di Antioca, che sosteneva fossero stati gli angeli a creare il mondo. Sotto la chiesa è ancora possibile visitare la grotta scavata nella roccia, replica della celebre grotta di Monte Sant'Angelo sul Gargano.


COSA MaNGIARE

Durante la tradizionale festa dei Fucacoste si mangia il dolce tipico chiamato musc'tagl', fatto di grano cotto, melograno, noci tritate - il tutto amalgamato con vincotto (un dolcificante realizzato con i fichi). Viene anche chiamato il grano dei morti: l'usanza di mangiare grano nel giorno dei morti proviene dal rito della cristianità greca di mangiare il grano bollito benedetto. Anche gli altri sono ingredienti simbolici: il melograno indicava la rinascita per i Fenici, le noci venivano definite le ghiande di Giove.


Tipico di Orsara è il cacioricotta caprino, uno dei prodotti tradizionali pugliesi; un formaggio fresco e tenero che si presta a mille usi e si può degustare semplicemente accompagnato da miele o marmellate.


Simbolo della cucina di Orsara è il cuoco-contadino Peppe Zullo. Dopo essere emigrato in America da giovane, ha deciso di tornare nella terra natia per valorizzare il suo territorio.

Tra le molte iniziative dell'istrionico chef, la più interessante è quella del recupero dell’antica tradizione del grano arso. Da consuetudine, nei campi di grano, terminato il raccolto, venivano bruciate le stoppie e un tempo la gente più povera andava a raccogliere il grano bruciato che era rimasto sul campo per farne della farina.

I sapori della dura vita contadina sono stati riportati, rinnovati, sulla tavola da Peppe Zullo attraverso pane e paste realizzate attraverso la macinatura del grano tostato, col suo caratteristico sapore leggermente affumicato.


DOVE DORMIRE

Agriturismo Il Brutto Anatroccolo, a Orsara di Puglia. Tel. 392 908 5888


B&B Dormire nel Borgo, a Orsara di Puglia. Tel. 320 703 1249


A Orsara di Puglia sono presenti diverse strutture ricettive


COME ARRIVARE

Punto di partenza raggiungibile in macchina (a strada arriva circa 1,5 km  più sotto).

La località raggiungibile in macchina più vicina è Castelluccio Valmaggiore.


Punto di partenza NON raggiungibile in bus.

La località raggiungibile con il bus più vicina è Castelluccio Valmaggiore, partendo dalla città di Foggia con cambio a Lucera.

Qui il LINK per controllare gli orari.


Punto di partenza NON raggiungibile in treno.


“Il meteo è inclemente ma a scaldarci ci pensa lo chef Peppe Zullo, con il suo magico sorriso e le sue indimenticabili ricette”

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